Un primo dato è il calo dell’affluenza, meno del 54% mentre nel 2012 era il 64% e addirittura nel 2007 il 74%, in dieci anni il 20% di elettori si è volatizzato. Non credo basti dire che molti sono andati al mare. Ci sono problemi più profondi, che non riguardano solo Parma, ovviamente.

L’altro dato rilevante, tipico delle Amministrative, ma in questo caso forse ancora più spiccato, è che la scelta dei cittadini è stata per la persona, non per il partito (se ha senso chiamare ancora così le varie liste, simboli, monogrammi eccetera, che si affastellano in questa concitata fase politica). Federico Pizzarotti è andato alle elezioni senza il suo partito, anzi contro il suo partito (o movimento, o come volete). Eletto dai cinquestelle nel 2012, ha rotto nel 2016, dopo una lunga guerra di logoramento. Se le previsioni di voto a livello nazionale danno i cinquestelle in crescita, a Parma si devono accontentare di un magro 3%. Allo stesso modo, Scarpa, candidato della sinistra, ottiene un ottimo 32%, con il principale partito in lista, il Pd, che si ferma al 15%. A Parma la sinistra ha una storia lunga e ricca, darla per morta non è mai un buon affare. In ogni caso, il successo di Scarpa esce da una logica di partito ed è in gran parte personale.

Un altro dato da considerare è che, al di là della particolare situazione parmigiana, il M5s è stato molto al di sotto delle attese. E questo sembra un dato abbastanza comune di questa tornata di elezioni amministrative. Pizzarotti afferma che “i territori per il Movimento 5 Stelle sono sempre meno importanti, loro guardano solo al dato nazionale e poco o niente al locale: esattamente l’opposto di quello che avveniva con i meetup del 2012″. Naturalmente, la dichiarazione va considerata all’interno di una campagna elettorale, ma credo ci sia del vero. Lo spirito di partenza, se lo ricostruisco bene, era più legato a una democrazia dal basso, incarnata dalle comunità territoriali. Ci sarà ovviamente modo di cambiare rotta, ma mi sembra che almeno questa tornata elettorale dica che i 5 stelle vengono percepiti più come partito e meno come movimento. Insomma, è un segnale d’allarme.

Un’ultima considerazione. Che immagine dà Parma di sé? Credo buona. Risulta essere una città post-ideologica, che vota le persone e guarda più ai fatti che alle grandi narrazioni politiche contemporanee. Una città che vuole essere amministrata bene. Sembra ovvio, ma di questi tempi non lo è.