di Tito Borsa

Quattro sono i poteri della democrazia liberale: legislativo, esecutivo e giudiziario si aggiunge indubbiamente la stampa, che dev’essere arbitro e “cane da guardia” degli altri tre. Una verità che non è chiara a molti politici, uno fra tutti Massimo Bitonci, ricandidatosi sindaco a Padova dopo essere stato sfiduciato in autunno davanti al notaio.

Leghista di ferro, ex senatore del Carroccio vicinissimo a Matteo Salvini, già da sindaco aveva impedito ai giornalisti di entrare in Comune e aveva definito chi scrive un “ebete” in risposta a un post pubblicato su questo blog in cui gli si faceva presente che il suo cavallo di battaglia, la lotta al “degrado”, era fallito.

E ora assistiamo all’ennesimo sfregio alla stampa da parte di Bitonci, che — probabilmente in nome dei dissidi o presunti tali risalenti alla sua amministrazione — decide di non farsi intervistare dal Mattino di Padova, il quale pubblica polemicamente una pagina bianca. Si trattasse solo di questo sarebbe una scelta legittima di Bitonci, il quale però ha risposto al quotidiano direttamente dal palco che condivideva con Salvini, affermando che non si sarebbe “prostituito” con quell’intervista. Con quale coraggio, ora, si può votare un rappresentante politico che, al pari di un calciatore che sfotte l’arbitro, deride e offende la stampa?

Evidentemente ai suoi elettori va bene così, però la situazione rimane avvilente: in neanche 30 mesi di amministrazione, Bitonci è riuscito a litigare con tutti, dal prefetto Patrizia Impresa alla stampa (il Mattino era stato soprannominato “il Pravdino”), dagli studenti alla sua stessa maggioranza. La sfiducia di fronte al notaio non è stato un “tradimento”, bensì il prevedibile epilogo di un’amministrazione litigiosa e inconcludente.

L’eventuale cattiva informazione la si combatte a viso aperto, non rifugiandosi in queste scaramucce da asilo infantile, che sono sempre state un po’ la caratteristica del sindaco “sceriffo”. Attributo quanto mai appropriato perché, al pari di un Tex Willer qualunque, non riconosce altra autorità se non la propria. Come può Massimo Bitonci, allergico a ogni confronto che è alla base di una democrazia, candidarsi per un’istituzione democratica, e magari essere anche rieletto?

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