La canzone moderna e la poesia sono due arti differenti, questo si sa. Cosa vuol dire far diventare canzone una poesia? Proviamo a dare una risposta vedendo da vicino la traduzione artistica di una cantautrice tra le migliori in Italia per questo tipo di operazioni. Lei è Patrizia Cirulli e già abbiamo visto e ascoltato in che modo ha messo in musica un passo in prosa di un romanzo di Gabriele D’AnnunzioOra, sempre in esclusiva per Il Fatto Quotidiano, ecco il video di Aprile, poesia – ancora di D’Annunzio, contenuta nel Poema paradisiaco del 1893 – che la Cirulli fa diventare canzone, musicando le prima tre strofe. Come per Stringiti a me, il video del brano è stato girato nel Vittoriale degli italiani, posto perfetto per la canzone, sia perché è il luogo per eccellenza per comprendere l’estetica dannunziana, sia per i contenuti della poesia.

In Aprile, si descrive infatti un giardino, e si è in bilico tra slancio edonistico e decadenza, fra virilità e temporalità, tra amore e morte. Il video, girato questa volta nei giardini, restituisce appieno questa tensione, soprattutto nel rapporto tra la poetica di D’Annunzio espressa nel testo e la struttura armonica e melodica della canzone. Notevole, in questo senso, il passo “quell’amore e quell’ora in quella vita/ s’affondan come ne l’onda infinita”, in cui il canto, sempre in bilico tra giovinezza e tempo che passa inesorabile, prova pervicacemente a fermare l’attimo irripetibile per goderne. Un rallentamento armonico, in cui ogni parola (amore/ora/vita) viene scandita e poggia su un accordo preciso e sempre diverso. Ogni tentativo però è vano, perché un accordo sul secondo grado accorre a riattivare l’inesorabilità del fluire del tempo, in un movimento che “affonda” e segue il flusso dell’acqua che scorre (che rimanda al panta rei di Eraclito). Prefigura così il D’Annunzio della Strofe lunga, che culminerà nella poesia L’onda (Alcyone, 1903): lì la dinamicità dell’acqua sarà risolutiva, qui invece inchioda ogni aspirazione della protagonista a battere il tempo.     

Il tutto si palesa nel verso seguente “stretti insieme il cadavere e la pietra”. Molta parte del significato dei brani di popular music, infatti, è espresso dal rapporto tra ciò che l’ascoltatore si aspetta e ciò che invece lo sorprende del pezzo. In genere, nelle canzoni pop, il rallentamento o comunque la variazione armonica del ponte serve a lanciare il ritornello. Qui, dopo i due versi precedenti, c’è un ritorno alla tonica, con la melodia che fa fatica a non aprirsi in ciò che ci si aspetterebbe (un inciso arioso), poco prima di svelare il motivo, che risiede nell’agghiacciante caducità della vita all’arrivo della straniante parola “cadavere”.

Questi intrecci, armonici, melodici e testuali, creano significato ulteriore alla poesia. Più precisamente, creano un significato “altro”, simile ma differente, com’è differente l’arte della poesia da quella della canzone moderna. Tutto ciò valse a Patrizia Cirulli il Premio Lunezia Musicare i poeti 2013 per il valore musical-letterario della canzone Aprile.

Ecco di seguito il video del brano in esclusiva per Il Fatto Quotidiano: