Indagini sul campo da parte dell’intelligence francese, identikit e tracce di dna da fornire all’esercito iracheno al quale rimane un unico compito: “Catturarli e ucciderli”. È così che, da mesi, i servizi segreti di Parigi operano nell’area di Mosul per rintracciare i foreign fighter partiti dal proprio Paese ed evitare che possano tornare e colpire in patria. Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, che cita fonti dei servizi francesi e dell’antiterrorismo di Baghdad, la strategia adottata dagli 007 ha come unico obiettivo quello di “affrontare i jihadisti francesi qui per non doverli affrontare in casa”. Una tattica che, con la costante perdita di terreno da parte dello Stato Islamico in Siria e Iraq e il tentativo delle bandiere nere di spostare il conflitto in territorio europeo, ha l’obiettivo di evitare che l’Europa, e la Francia in particolare, possano diventare il prossimo campo di battaglia del terrorismo di matrice islamista.

La novità rivelata dal quotidiano statunitense sta nel metodo. La Francia, che nell’area di Mosul ha impegnato un corpo d’élite di circa 1200 uomini, ha visto partire negli ultimi anni circa 1700 dei suoi cittadini per arruolarsi nelle milizie fedeli al Califfo, Abu Bakr al-Baghdadi. I membri delle forze speciali impegnate nell’area di quella che è considerata la capitale irachena del Califfato, ormai quasi totalmente riconquistata dalle forze governative, stanno seguendo da mesi le tracce dei propri connazionali jihadisti, raccogliendo informazioni, tracce di dna e ricostruendo ogni loro spostamento, come riferiscono fonti irachene al Wsj. Questo lavoro ha portato alla creazione di una prima trentina di identikit di combattenti di alto profilo. Informazioni puntualmente girate a membri dell’antiterrorismo iracheno con un solo obiettivo: “Dare loro la caccia e ucciderli”.

“Dalle informazioni trapelate – commenta Arturo Varvelli, capo del Programma Terrorismo dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) – sembra si tratti quasi di un contrattacco francese su territorio estero in risposta agli attentati jihadisti su suolo francese”. La strategia di Parigi, invece di portare a un attacco militare, si è trasformata in una caccia all’uomo in cui, però, si lascia l’onere di eliminare il nemico ai soldati iracheni, senza sporcarsi le mani. “Operare con i partner militari e d’intelligence sul territorio – continua l’analista – non è certo una novità. Gli Stati Uniti ce lo hanno più volte dimostrato. La particolarità di questa strategia, però, sta nel fatto che, invece di usare droni o i propri corpi speciali, si lascia che ad eseguire e finalizzare l’operazione siano partner esterni. Questo garantisce una minore esposizione al rischio, certo, ma potrebbe anche limitare l’efficacia dell’azione”.

La scelta trova giustificazione in diversi fattori. Ad esempio, la volontà dei membri della cosiddetta coalizione occidentale di non impiegare militari sul campo, se non come supporto logistico alle milizie governative o curde. Un intervento militare che aumenta il rischio di perdite sul campo sarebbe impopolare. Inoltre, come spiega proprio al Wall Street Journal Michel Verpeaux, professore di Diritto Costituzionale all’Università Sorbona di Parigi, la legge francese offre alcune garanzie ai propri cittadini che si arruolano in gruppi armati contro i governi. “I francesi stanno combattendo contro un gruppo armato e non uno Stato – spiega – e questo, legalmente, crea una situazione incerta”. Anche per questo motivo, l’ordine dei servizi francesi all’antiterrorismo iracheno è quello di “catturare e uccidere” questi militanti. Se non lo fanno, “chiunque si arrenda e venga catturato con l’accusa di appartenere allo Stato Islamico sarà giustiziato senza che la Francia tenti di intervenire (per i membri di gruppi terroristici, in Iraq, è prevista la pena di morte, ndr)”, spiega un ufficiale francese al giornale americano.

L’obiettivo della strategia francese è quello di evitare un nuovo caso simile a quello di Salman Abedi, responsabile dell’attentato di Manchester e da poco tornato da un viaggio in Libia dove ha potuto coordinarsi con la famiglia. “Colpire o smantellare i network francesi in territorio Isis ha certamente un alto valore simbolico – conclude Varvelli – forse è anche possibile che altri tra i Paesi maggiormente interessati dal fenomeno dei foreign fighter possano seguire l’esempio di Parigi. Ma credo che ci troviamo di fronte più a un’azione politica che pratica, perché richiede mesi di indagini molto approfondite, pedinamenti continui, un grande dispendio di risorse sul campo e un perfetto coordinamento con l’antiterrorismo irachena”.

Twitter: @GianniRosini