Beppe Grillo entra a gamba tesa nell’intesa sulla legge elettorale tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Non per demolirla, bensì per chiedere agli iscritti di esprimersi sul sistema tedesco “vero”. Non, dunque, il tedesco “corretto” oggetto del dialogo di questi giorni tra Pd e Forza Italia, che il Movimento continua a definire “un imbroglio vero e proprio” e a bollare come “Verdinellum”. Di fatto, però, con il Pd si apre un canale di comunicazione: non a caso il blog del garante M5S, nel giorno in cui è scaduto il termine per gli emendamenti al testo base nella commissione Affari costituzionali della Camera, annuncia l’intenzione di “rispondere alla richiesta di incontro in Parlamento del Partito democratico per il prossimo lunedì 29 maggio”.

Il primo passo, davanti alla “necessità di sciogliere rapidamente queste Camere elette con una legge incostituzionale e che ha prodotto maggioranze che troppi danni hanno già fatto al Paese”, è lanciare un referendum on line tra gli iscritti su “un sistema elettorale di impianto tedesco che sia rispettoso della Costituzione, eventualmente con l’introduzione di correttivi di governabilità costituzionalmente legittimi”. La consultazione sarà aperta domani e domenica dalle 11 alle 19 sulla piattaforma Rousseau. “Pensiamo di dover continuare a offrire la nostra disponibilità al confronto, sempre che ci si muova all’interno di proposte in armonia con la Costituzione e che non rischino di essere bocciate ancora una volta”, si legge nel post.

I paletti elencati dal post sono il no alle coalizioni elettorali, un “proporzionale rigoroso sulla totalità dei seggi della Camera” e la soglia di sbarramento al 5%. Il tutto “provando a chiedere al tempo stesso che si rafforzino le prospettive di governabilità nel rispetto della Costituzione, cioè con l’aggiunta di un premio di maggioranza per chi raggiunge la soglia del 40% o altri metodi di calcolo più selettivi che incrementino il numero dei seggi della prima forza politica”. “Per avere un sistema pienamente tedesco”, spiega il post, “occorre assegnare a ogni partito sopra lo sbarramento il numero di seggi esattamente corrispondenti alla percentuale di voti ricevuti. Ciò significa che laddove dovesse capitare che il numero di seggi vinti da un partito nei collegi uninominali eccedesse il numero dei seggi ottenuti nel riparto proporzionale, quest’ultimo deve prevalere, per garantire la piena proporzionalità del sistema come in Germania”. No invece al Verdinellum, che “riunisce i peggiori difetti della Prima e della Seconda Repubblica, che è stata appositamente studiata per danneggiare il MoVimento 5 Stelle e che, come le loro precedenti proposte, è di nuovo incostituzionale”, “non garantisce la rappresentatività” e “nemmeno garantisce la governabilità”.

Nel pomeriggio erano stati presentati in Commissione Affari costituzionali 417 emendamenti al testo base, il Rosatellum. Un numero che consente di mantenere l’obiettivo, serrando i tempi, di farlo approdare in Aula lunedì 5 giugno. Il Pd non ha presentato alcun emendamento mentre Fi ne ha presentati solo 4, di cui due tecnici e due con il sistema simil-tedesco in due varianti tecniche. Rispetto al Rostellum rimangono i 303 collegi uninominali, ma la distribuzione complessiva dei seggi è su base proporzionale, scomputando gli eletti nei collegi dal numero complessivo dei deputati di cui un partito ha diritto in base alla percentuale ottenuta. L’emendamento messo a punto dallo “sherpa” di Fi Roberto Occhiuto e dal capogruppo Renato Brunetta è uguale a quello predisposto dall’esperto del Pd Dario Parrini e dal relatore Emanuele Fiano, tenuto pronto per ogni occasione: il relatore infatti può presentare proposte in ogni momento. Quindi il patto Fi-Pd regge.

Il percorso prevede incontri tra la delegazione del Pd e quelle degli altri partiti lunedì e martedì mattina, in modo da consentire a Renzi, durante la direzione Dem, di esporre lo stato dell’arte e chiedere un mandato per chiudere l’intesa con Fi, magari con un incontro con Berlusconi. In questo schema si è inserito Grillo con l’apertura al modello simil-tedesco e il referendum tra i propri militanti. Il tentativo è rendere non indispensabili i voti azzurri al Senato e sostituirsi all’ex Cavaliere nel dialogo: così magari si potrebbe tornare alla prima opzione di M5s, l’Italicum esteso anche al Senato.

Tutti e tre i partiti con il sistema simil-tedesco beneficiano della soglia al 5%, su cui è d’accordo anche Mdp. In questo modo Pisapia e gli altri partiti a sinistra del Pd sarebbero “costretti” a unirsi assieme ai democratici progressisti, sotto la guida bersanian-dalemiana.La fibrillazione nella maggioranza è altissima. Angelino Alfano, che puntava a un sistema con coalizioni o con soglia al 3% ha avvisato che se non si parte da un accordo dentro la maggioranza, Ap “si tiene le mani libere”. Se cadesse il governo si voterebbe con l’Italicum che almeno ha la soglia al 3%. E l’esecutivo potrebbe cadere anche per mano di Mdp, che ha detto che non voterà la fiducia alla manovrina se verrà inserita la norma sul lavoro occasionale che sostituisce i voucher. Anche in questo caso si andrebbe alle urne con l’Italicum. Renzi preferisce la soglia al 5% che quella al 3%, ma l’essenziale per lui è andare al voto a settembre.