Sei indagati fra i vertici dei colossi del settore dei servizi in Italia. E l’accusa di aver truccato l’ultima gara da 1,6 miliardi di euro per le pulizie nelle scuole. Il “cartello” realizzato da Cns, Manuntencoop e Roma Multiservizi finisce in un fascicolo della Procura di Roma, dopo essere già stato al centro delle attenzioni dell’Antitrust, che a inizio 2016 aveva comminato alle azienda una maximulta da oltre 110 milioni di euro (poi ridotta dal Tar). Scambi di informazioni, incontri segreti, mail incrociate che anticipavano i risultati di un bando che avrebbe dovuto far risparmiare lo Stato e invece era stato spartito a tavolino dai vari concorrenti.

Oggi la Procura di Roma, con i pm Mario Palazzi e Letizia Golfieri coordinati dal procuratore Paolo Ielo, ha chiuso l’inchiesta notificando l’avviso di conclusione delle indagini a sei tra titolari e rappresentanti legali dell’epoca delle società Cns (Consorzio nazionale servizi), Manutencoop Facility Management e Roma Multiservizi. Anche se siamo solo alla fase della conclusione delle indagini, l’impianto accusatorio in questo caso appare consolidato dai risultati della procedura d’infrazione avviata e conclusa oltre un anno fa dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’istruttoria dell’Antitrust ha già portato alla luce l’esistenza di un vero e proprio “cartello”, frutto della “forte propensione degli operatori a garantirsi il mantenimento del portafoglio clienti”, attraverso “rapporti caratterizzati da uno spirito collaborativo e di condivisione di interessi comuni”. E sono proprio quegli atti, trasmessi dall’Autorità ai magistrati, ad aver alimentato uno uno dei filoni dell’inchiesta sugli appalti Consip e ad aver portato al provvedimento odierno.

Nello specifico, parliamo della gara bandita dalla Consip nel 2012 (per conto del Ministero dell’Economia) per l’affidamento dei servizi di pulizia e manutenzione degli istituti scolastici. Per intenderci, gli stessi al centro del progetto “Scuole belle” lanciato dall’ex premier Matteo Renzi, che secondo quanto svelato da ilfattoquotidiano.it aveva come primo scopo il reimpiego degli ex Lsu, e che da allora viene sistematicamente prorogato con lo stanziamento di nuovi fondi, da ultimo anche nella recente “manovrina” di aprile. Il bando, per un totale di base d’asta di circa 1,63 miliardi di euro, era suddiviso in 13 lotti geografici. Ma secondo i pm le aziende avrebbero provato a condizionarne almeno 8. Ed in effetti gli elementi presenti nelle carte dell’istruttoria hanno fatto emergere il quadro di un bando profondamente alterato, con le società che invece di essere in competizione dialogavano apertamente tra loro, per “spartirsi” i lotti evitando “sovrapposizione”. A riguardo l’Antitrust non ha avuto dubbi: “L’esito della gara è stato condizionato eliminando il reciproco confronto concorrenziale, mediante l’utilizzo distorto dello strumento consortile”.

Per queste vicende l’Autorità garante ha già stabilito una multa molto pesante: oltre 110 milioni di euro, 48 solo a Manutencoop. Anche se poi la sanzione è stata alleggerita dal Tar a ottobre: il tribunale amministrativo ha ridotto a meno di un terzo gli importi, per degli errori sul calcolo dell’imponibile e sulla valutazione della gravità (non così grave, a detta dei giudici) dell’illecito. Ma, nel far ciò, ha comunque confermato in toto l’impianto accusatorio del “cartello”. Adesso, dopo la procedura d’infrazione per la violazione delle norme sulla concorrenza, è la volta dell’inchiesta penale: i sei indagati dovranno rispondere dell’accusa di turbativa d’asta.

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