“Faremo subito appello al Consiglio di Stato. Sono preoccupato per la figura che l’Italia fa nel resto del mondo, e per le conseguenze pratiche perché da oggi alcuni musei sono senza direttore“. Il ministro dei beni culturali Dario Franceschini annuncia ricorso dopo la decisione del Tar del Lazio che, in due sentenze depositate il 24 maggio, ha annullato le nomine di dei venti direttori dei super-musei. Quelli coinvolti sono le Gallerie Estensi di Modena (direttore: Martina Bagnoli), il Museo archeologico nazionale di Taranto (Eva Degl’Innocenti), il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria (Carmelo Malacrino), Museo archeologico nazionale di Napoli (Paolo Giulierini), Palazzo Ducale di Mantova (Peter Assmann). Il Mibact, si legge in una nota, “presenterà, oggi stesso, appello al Consiglio di Stato e chiederà la sospensiva delle sentenze”. Ma intanto la pronuncia del Tar diventa oggetto di scontro tra Renzi e le toghe amministrative.

La notizia è stata riportata dal Sole 24 Ore e rappresenta “un duro colpo” alla riforma voluta dal ministro, visto che ne fa vacillare l’impianto. Tre gli elementi contestati dai giudici: i criteri di valutazione dei candidati dopo la selezione dei titoli, i colloqui a porte chiuse e la partecipazione di aspiranti direttori stranieri. Perché “nessuna norma derogatoria consente al ministero di reclutare dirigenti pubblici Oltralpe“. Un punto sul quale replica nello specifico da Franceschini: “La selezione internazionale pubblicata sull’Economist per i direttori dei musei è stata originata da una norma di legge dell’Art bonus che ha individuato appositamente una procedura particolare”. Secondo i ricorrenti, la partecipazione al concorso di candidati stranieri contraddice la norma del 2001 secondo al quale “cittadini degli Stati membri dell’Unione europea possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale”.

Tuttavia Eike Schmidt resta Direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze così come Cecile Holberg alla Galleria dell’Accademia di Firenze: il Tar del Lazio ha respinto il ricorso che riguardava la loro posizione perché la ricorrente “non ha potuto dimostrare l’illegittimità della sua estromissione“. E per Franceschini “è assurdo fare distinzioni sulla nazionalità dei candidati. Il direttore della National Gallery – precisa – è italiano mentre quello del British Museum è tedesco. Davvero un grande danno di immagine”.

I ricorsi e la decisione del tribunale – Il Tar, continua il Sole, ha “ritenuto che non ci fossero le condizioni per aprire le selezioni a candidati internazionali e sette dei direttori sono stranieri” . Nel caso in cui il Consiglio di Stato confermasse le ragioni dei giudici di primo grado, allora bisognerà rimettere mano a tutte le nomine. E “riportare le lancette indietro”. “Il mondo ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani e ora il Tar Lazio annulla le nomine di 6 direttori. Non ho parole, ed è meglio…”, aveva commentato in mattinata il ministro su Twitter. E più tardi, annunciando il ricorso in Tribunale, ha aggiunto: “Sono un avvocato e un uomo politico con una certa esperienza. So bene che le sentenze vanno contrastate nelle sedi proprie e vanno rispettate. Detto questo, mi chiedo che figura fa il nostro Paese rispetto al resto del mondo”.

A fare ricorso erano stati una “candidata alla direzione di Palazzo Ducale e della Galleria Estense di Modena” e “un candidato al ruolo di direttore di Paestum e dei Musei archeologici di Taranto, Napoli e Reggio Calabria“. Come ricorda il Sole, infatti, era possibile candidarsi per più posizioni. Il primo punto contestato dal Tar era la selezione dei candidati per il colloquio dopo avere passato la prima fase basate sulla valutazione dei titoli. Secondo i giudici i criteri stabiliti, “magmatici“, non consentono “di comprendere il reale punteggio attribuito a ciascun candidato”. Oltre a questo, gli orali avvenuti a porte chiuse, senza testimoni. Su questo punto vengono citati i colloqui di alcuni candidati che sono stati sentiti “senza la presenza di uditori estranei, via Skype perché in Australia o negli Stati Uniti“. Il Sole ricorda che la riforma Franceschini ha assegnato prima a 20 musei – dove è già in vigore dal 2015 – e poi ad altri 12 “la piena autonomia organizzativa, scientifica, finanziaria e contabile e ha indetto una selezione internazionale per scegliere i direttori”.

“Mi lascia stupefatto che la sentenza del Tar parli di procedura ‘poco chiara e magmatica’ – ha aggiunto Franceschini -. La selezione internazionale dei direttori è stata fatta da una commissione assolutamente imparziale composta dal direttore della National Gallery di Londra, che è un inglese, dal direttore della più importante istituzione culturale di Berlino, che è un archeologo tedesco, dal presidente della Biennale di Venezia, e da una persona che è stata appena nominata consigliere dal presidente Macron. Mi pare che più garanzia di neutralità e trasparenza non ci potesse essere”. E ha specificato: “Ovviamente le sentenze intervengono solo di fronte a impugnazioni. E quindi il Tar si è pronunciato sui casi che sono stati oggetto di impugnativa, non sugli altri che restano in carica”.

I due direttori stranieri al centro dei ricorsi rigettati – “Non ho letto la sentenza del Tar“, tuttavia se il pronunciamento dei giudici “dovesse bloccare la riforma Franceschini rischieremmo la paralisi”, ha detto il direttore degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt. Uno stop ora “sarebbe tragico per la cultura italiana e, in generale, per l’economia visto che la cultura è uno dei principali traini. Sarebbe disastroso se tutto ricadesse negli interessi microscopici e particolari”. “Io quindi spero assolutamente di no – aggiunge-, anche perché i musei erano già pronti alla riforma”. Poi conclude: “Io preoccupato per la sentenza del Tar? Ero molto più scioccato quando i centurioni hanno vinto con l’aiuto del Tar, e sono tornati al Colosseo. Sembrava uno sketch di Crozza, invece era la realtà”. Sul caso interviene anche Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, che come Schmidt era al centro di un ricorso rigettato dai giudici. “La sentenza del Tar? Non posso entrare nel merito della vicenda, è il ministero dei Beni culturali che farà tutte le valutazioni necessarie per affrontare la situazione. Posso senz’altro affermare, per quanto mi riguarda, di aver fatto tutto secondo le regole e di aver partecipato alla gara in modo corretto”. I cinque direttori la cui nomina è stata bloccata “saranno sostituiti ad interim”, ha spiegato Franceschini, aggiungendo che la “sentenza è stata già pubblicata e quindi i musei sono già di fatto senza direttori”. “Queste persone avevano lasciato tutto per ricoprire questi ruoli e la riforma stava già attuando un grande cambiamento, ma da oggi è bloccata”.

L’appello del Mibact al Consiglio di Stato –  Il Mibact, spiega in una nota, “presenterà, oggi stesso, appello al Consiglio di Stato e chiederà la sospensiva delle sentenze”. E in attesa “che il Consiglio di Stato si pronunci”, “assicurerà il buon andamento e la continuità di tutti i musei coinvolti”. “L’intera procedura di selezione – prosegue il Ministero – si è svolta in conformità non solo con il diritto europeo e nazionale, ma anche con i più elevati standard internazionali, come riconosciuto dall’International Council of Museums (Icom)”. Nella nota, poi, si sottolinea che “la selezione dei direttori è stata effettuata da una commissione di altissimo profilo scientifico presieduta dal presidente della Biennale di Venezia e che tra i suoi componenti vedeva autorevoli personalità del panorama culturale internazionale come il direttore della National Gallery di Londra, il rettore del Wissenschaftskolleg di Berlino e l’attuale consigliera culturale del presidente Macron“. Quanto poi ai criteri di valutazione, “i candidati in possesso dei requisiti previsti e pertanto ammessi alla selezione sono stati valutati dalla commissione, oltre che in base ai criteri della legge sul pubblico impiego (art. 19 comma 1 della 165/2001), tenendo conto – precisa il ministero – dei titoli di studio e delle pubblicazioni, delle esperienze professionali, delle capacità tecnologiche e linguistiche, della conoscenza del patrimonio culturale italiano e dell’organizzazione del Mibact“. “I candidati ritenuti più idonei, fino a un massimo di 10, sono stati convocati per un colloquio che ha portato all’identificazione per ciascun museo di una terna di nomi, a cui sono stati attribuiti, così come previsto dai più avanzati standard internazionali, tre categorie di giudizio (A, B e C) – corrispondenti a precise fasce di punteggio – e da cui è stata effettuata la scelta finale del direttore“, conclude il Mibact.

Renzi: “No a Repubblica fondata su cavilli e ricorsi” –  “Il fatto che il Tar del Lazio annulli la nostra decisione merita il rispetto istituzionale che si deve alla giustizia amministrativa ma conferma, una volta di più, che non possiamo più essere una repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso”. Matteo Renzi commenta la decisione del Tar su Facebook. “Una delle scelte di cui sono e resterò più orgoglioso è aver dato ai più bravi la possibilità di concorrere per la direzione dei musei italiani, patrimonio mondiale dell’umanità. E i risultati già si vedono, a tutti i livelli. Perché abbiamo smesso di tagliare sulla cultura e abbiamo investito in questo settore come nessuno aveva mai fatto prima”.