“Le istituzioni rispettino i magistrati, chiamati semplicemente ad applicare le leggi, spesso poco chiare se non incomprensibili. La nomina di dirigenti pubblici stranieri (chiamati a esercitare poteri) è vietata nel nostro ordinamento. Se si vogliono aprire la porte all’Europa – e noi siamo d’accordo – bisogna cambiare le norme, non i Tar“. Lo afferma Fabio Mattei, presidente Anma, l’Associazione nazionale magistrati amministrativi sulla decisione del Tar sui direttori dei musei. Si tratta di una replica frontale al segretario del Pd ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi che su facebook nelle scorse ore aveva scritto: “Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar“. Difendendo l’operato del Tar del Lazio, il presidente dell’Anma sottolinea che “i Tar si limitano, su impulso di cittadini, a verificare il rispetto delle regole previste dalla legge. Se leggi non piacciono la politica le cambi”.

L’associazione entra anche nel merito della legge: “I concorsi per definizione sono pubblici – afferma Luca Cestaro che dell’Anma è il segretario – Un concorso il cui colloquio avviene via skype con candidati collegati magari dall’Australia e senza possibilità di assistervi – com’è capitato ad alcuni candidati alla direzione dei musei – semplicemente non è un concorso. E’ una conversazione privata, senza alcuna garanzia sulla trasparenza della procedura”.

Renzi aveva detto tra l’altro che “il fatto che il Tar del Lazio annulli la nostra decisione merita il rispetto istituzionale che si deve alla giustizia amministrativa ma conferma – una volta di più – che non possiamo più essere una repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso”. Ma la battaglia si è fatta ancor più politica perché a riprendere l’argomento di Renzi è stato anche uno dei suoi sfidanti alle primarie, il ministro della Giustizia Andrea Orlando: “I Tar – ha detto in un’intervista a L’Aria che tira, su La7 – andrebbero cambiati senza demonizzarli, ma andrebbero cambiati. Precisando meglio qual è la competenza della politica e quella di un tribunale amministrativo che spesso entra nelle scelte della politica. Mi sembra che Renzi dica una cosa vera: si era detto mettiamo le mani sulla giustizia amministrativa, non ce le abbiamo messe”.

A Renzi ha risposto anche il Movimento Cinque Stelle secondo il quale “Renzi ormai si è berlusconizzato“. Dal segretario del Pd, secondo i deputati della commissione Affari Costituzionali, “è arrivata una non tanto velata intimidazione nei confronti di tutti gli organi giurisdizionali: l’ex premier ha fatto chiaramente capire che, se arrivano sentenze sgradite dal Governo e dalla maggioranza, bisogna cambiare i giudici e non i provvedimenti scritti male o incostituzionali, come quello bocciato dal Tar del Lazio, o come la riforma Boschi e l’Italicum“.