Il viaggio di Donald Trump in Arabia Saudita, Israele e Italia è il manifesto di una politica estera determinata dall’industria degli armamenti e dalla fabbrica del consenso. Il presidente Usa è atterrato a Riyad con una delegazione di potenti rappresentanti della Boeing, General Electric e Lockheed. Trump e il Re Salman in una lussuosa cerimonia hanno siglato un accordo secondo cui l’Arabia Saudita acquisterà dagli Usa armamenti per 110 miliardi di dollari. Si tratta solo di una prima trance, l’obiettivo è di arrivare alla cifra record di 350 miliardi di dollari nel giro di pochi anni. L’Arabia Saudita, a cui anche il governo italiano vende i suoi armamenti, li sta adoperando per sterminare i civili dello Yemen; a partire dal marzo del 2015 si è avuta l’uccisione di più di 16.000 persone (di cui 10.000 civili) e 3 milioni di sfollati.

Fino a questo momento Trump sta tradendo tutte le promesse fatte in campagna elettorale, a partire da quella principale secondo cui gli Usa avrebbero terminato di ricoprire il ruolo di poliziotto del mondo. In campagna elettorale Trump si era detto ostile alla politica estremista di Riyad, poi si è adeguato agli interessi dell’industria degli armamenti che, secondo alcuni media, in meno di 10 anni ha venduto 115 miliardi di dollari di armi all’Arabia Saudita.

Oggi si piangono le giovani vittime dell’attentato di Manchester, ma è noto che l’Arabia Saudita ha finanziato e sponsorizzato l’Isis. Una contraddizione di cui nessuno parlerà. Sui crimini commessi dalla monarchia assoluta dell’Arabia Saudita e il suo sostegno al terrorismo islamico è sufficiente citare il documento numero 131801 di WikiLeaks del 30 dicembre 2009 che riporta queste inquietanti frasi di Hillary Clinton: “L’Arabia Saudita resta una base decisiva di supporto finanziario per Al-Qaeda, i talebani, Lashkar-e-Taiba (un’organizzazione terroristica asiatica) e altri gruppi terroristici, compreso Hamas (…) I donatori dell’Arabia Saudita costituiscono la più significativa fonte di finanziamento per i gruppi del terrorismo sunnita nel mondo”.
All’indomani della vittoria di Trump, spiegai che con la sua elezione non sarebbe cambiato nulla questo perché, dopo il secondo conflitto mondiale, l’azione esecutiva negli Usa non è fissata dalla politica, ma da grumi di potere formati da potentissime lobby. Se non si comprendono i reali rapporti di forza tra politica ed economia la realtà apparirà sempre distorta.

Trump poi si è recato in Israele, primo presidente a visitare il muro del pianto. Israele è armata fin troppo (i palestinesi purtroppo lo sanno bene) e qui Trump non ha venduto armi, ma menzogne. Ha definito l’Iran un pericolo per la pace, quando questo Paese, a differenza di Israele, non occupa e vessa territori non propri e non possiede armi atomiche. In base a quale criterio Israele può possedere armi atomiche e l’Iran no?

In Italia il Tycoon incontrerà Paolo Gentiloni, che come il suo predecessore svolge il perfetto ruolo non di presidente degli italiani ma di custode di una colonia periferica a stelle e strisce. Anche il recente decreto legge sull’obbligatorietà dei vaccini (quale necessità e urgenza sussiste?) rientra nel percorso di seguire le direttive di Big Pharma che negli Usa, proprio insieme all’industria degli armamenti, detta la linea politica. Trump ricorderà a Gentiloni di innalzare al 2% la spesa per stare nella Nato. Significherà che spenderemo circa 100 milioni di euro al giorno per far parte di un’organizzazione bellica la cui storia palesa essere d’attacco e non di difesa. 100 milioni di euro al giorno mentre i ponti cascano, le opere d’arte degradano, le stazioni ferroviarie chiudono e gli ospedali e le scuole sembrano essere simili a quelli bombardati a Damasco. Del resto la lunga mano dei potentati economico finanziari che colpisce i popoli anche se in forma diversa è sempre la stessa.

Mentre Barbara d’Urso per l’intero pomeriggio, anestetizzerà milioni di italiani spiegando che vestito indossa la first lady Melania, il nostro Paese continuerà a non essere sovrano, indipendente e neutrale. Sul nostro territorio continueranno a permanere 140 basi Usa e almeno 70 ordigni atomici. Benvenuto nella sua colonia presidente Trump!