Dopo mesi in cui i pentastellati sono stati aspramente criticati e tacciati di impreparazione e demagogia, perché promotori di un reddito di cittadinanza sul cui finanziamento erano meno che fumosi, dato l’avvicinarsi delle elezioni, hanno deciso di sostanziare la proposta spiegando un po’ meglio come intenderebbero la finanziaria senza dare il colpo di grazia al debito pubblico. La tabella che il Sole 24 Ore ha preparato sulla base delle loro dichiarazioni è piuttosto dettagliata e il totale delle risorse identificate ammonta a oltre 20 miliardi di euro.

Alcune delle proposte sono bizzarre; altre palesemente irrealizzabili, talune vistosamente sovrastimate e quasi tutte possono essere ricondotte, al di là della loro enunciazione, a due categorie: maggiori tasse e imposte e maggiori tariffe. Gli interventi più vistosi sono la riduzione e l’abolizione delle detrazioni fiscali. La seconda gabella sarebbe prevista per i redditi (accertati, e questo in Italia non è secondario) superiori a 90mila € lordi annui (con un  gettito poco rilevante dato che sono circa l’1% dei redditi dichiarati), la prima non è dato di sapere come sarebbe scaglionata, ma dato il gettito che il M5S si aspetta (cinque miliardi di €), dovrebbe andare a colpire anche redditi dichiarati piuttosto bassi, perché solo l’11% dei contribuenti denuncia redditi superiori a 35mila € lordi annui (circa 2mila € netti mese).

E’ da notare che le principali voci di detrazione fiscale sono genericamente le spese sanitarie, i mutui, i versamenti ai fondi pensione, le tasse scolastiche, gli asili nido, pertanto l’impossibilità di detrarle sarebbe misura assai poco civica. Altra voce che, seppure mascherata, è di fatto una tassazione: è il taglio delle cosiddette “pensioni d’oro”, da non confondersi con i vitalizi di parlamentari e consiglieri regionali, oggetto di un’altra voce. Si tratta di pensioni da 90mila € lordi annui in su, prevalentemente retributive, ma tra le quali parecchie hanno un montante contributivo versato che giustifica completamente il loro ammontare e per le quali il prelievo costituirebbe una tassazione per di più retroattiva, perché applicarla svaluterebbe il rendimento dei contributi versati nel passato anche remoto.

Dal punto di vista fiscale, i pensionati con assegni significativi sembrano essere le prede più odiate dai M5S: infatti, sarebbero gli unici destinatari di due misure riduttive: contributo di solidarietà e abolizione delle detrazioni. Quest’ultima è particolarmente gravosa perché, a rigore di ogni logica, gli anziani  spendono in sanità cifre multiple di quanto spendono cittadini giovani. Passando all’aumento delle tariffe, ci sarebbero da aspettarsi oltre 2 miliardi di incrementi, dovuti all’aumento di tasse su assicurazioni e banche (tramite la non detraibilità degli interessi passivi) poiché, in regime di libero mercato, è assolutamente prevedibile che le compagnie ribalteranno sui clienti i maggiori costi di esercizio, aumentando i costi di gestione dei conti e i tassi debitore.

Alle misure poco eque di cui sopra, vanno aggiunte quelle la cui realizzabilità sembra impraticabile o addirittura nociva. Davvero si pensa che le compagnie petrolifere saranno disposte a pagare 1,5 miliardi in più per le concessioni? Non preferiranno, piuttosto, trivellare altrove (per esempio al largo della Croazia)? Tasse, tasse e poi tasse; non molto creative come misure. Soprattutto, misure vessatorie se si considera che già oggi il carico fiscale è distribuito in modo poco realistico a causa di un’evasione con cui non si può non fare i conti (specialmente se si vuole fare intendere che le misure che si prendono vadano in direzione dell’equità). La distribuzione dei pani e dei pesci mediante il reddito di cittadinanza rischierebbe di colpire i soliti noti produttori di reddito, per sussidiare chi non ne produce e soprattutto darebbe il segnale che non conviene darsi troppo da fare, soprattutto in modo onesto e trasparente.

Per essere stato il primo passo del M5S verso la presa d’atto della necessità di proposte che vadano oltre la reiterazione della critica caustica a chi fa (e spesso falla), per chiarire cosa si pensa di fare di alternativo, sembra un bel passo falso. Riproporre tasse a martello su chi produce il reddito non sembra esattamente una buona cura per risollevare l’economia.

Forse non è nemmeno una gran mossa dal punto di vista elettorale, qualora quei 15 milioni di contribuenti elettori che sono nel mirino si freghino bene gli occhi e capiscano cosa li aspetterebbe per finanziare (oltre ai servizi pubblici) evasori fiscali, falsi invalidi e via dicendo. Una buona notizia per tutti coloro che non si riconoscono nelle misure populistiche.