Berlino? Se ora è il punto di riferimento della musica elettronica in Europa è grazie a quegli anni ‘90 in cui trovavi club e serate anche nelle cantine di vecchie fabbriche abbandonate. Quella spontaneità, quel vibe, ecco mi manca un po’, ed è per questo che ho dedicato l’ultimo anno della mia vita a questo progetto”. Paul Kalkbrenner, 40 anni il prossimo 11 giugno, è nato a Lipsia, ma a Berlino (Est) ci è cresciuto e ha cominciato a mettere in consolle i primi dischi. Era solo un adolescente quando tanti di quegli spazi fatiscenti e in attesa di riconversione di quella Berlino anni ‘90 da cui tutti volevano fuggire (“Il contrario di come è ora, trovare una casa libera sembra sia diventato impossibile”) diventavano locali con nomi che prendevano il giorno della settimana in cui erano soliti organizzare una “serata”. E allora c’era il Montag per il lunedì, il Dienstag il martedì, Mittwoch per il mercoledì e così via. Al loro interno si tenevano leggendari dj set. È a questi che ha deciso di dedicare una trilogia di album dal titolo Back to the Future, ascoltabile gratuitamente su Spotify dallo scorso luglio. Al suo interno si trova un totale di più di 60 remix di canzoni techno suonate nei club di Berlino a cavallo della caduta del Muro e durante i primi anni ‘90, sia tedesche che del resto del mondo. Il risultato: più di 890mila ascolti (al momento), tanti da pensare che valesse la pena iniziare un tour europeo che toccherà l’Unlocked Music Festival di Palermo il 1 giugno e il Kappa Futur Festival di Torino il 9 luglio. Lo incontriamo nel suo studio a Berlino dopo il concerto inaugurale alla Columbiahalle di Berlino. Un tutto esaurito che promette bene per il proseguo della tournée.

Ben tre date in Italia, in nessun altro Paese, esclusa la sua Germania, si esibisce così frequentemente. C’è una ragione specifica?
Amo l’Italia. Amo passarci più giorni possibile. Ho letto che si sta discutendo di una flat tax per chi, straniero, decide di risiedere in Italia e così pagare una tassa fissa di 100mila € l’anno. Mi sta facendo pensare di trasferirmi da voi.

In caso dove sarebbe?
Penso Firenze. È una città bellissima.

Si trova bene con gli italiani?
Sono dei tifosi su tutto, anche quando si parla di musica. E così ai miei concerti vedo striscioni, sento cori…non mi capita quando vado ad esibirmi altrove all’estero. È una sensazione strana, comunque bella. Certo è che se davvero mi trasferissi da voi non sarebbe questo l’aspetto degli italiani che dovrei tenere in considerazione. Mi piace la vostra passionalità e l’amore per il cibo. Una cosa è certa: non mi farei influenzare riguardo al calcio e continuerei a tifare il Bayer di Monaco.

Nel 2008 film Berlin Calling, di cui fu protagonista le ha portato in dote una popolarità internazionale degna di una popstar. Allo stesso tempo da lei, proprio per questo, ci si aspetta sempre un singolo alla Sky and Sand (canzone principale della colonna sonora della pellicola ndr): sente mai il peso del successo quando si appresta a pubblicare un nuovo album?
Più che la ricerca del successo, ciò che mi pesa è il marketing intorno a ogni cosa che faccio. Ci sono tempistiche e obblighi contrattuali che rischiano di frenare la creatività. Mi piaceva la musica elettronica per la sua spontaneità e negli ultimi anni mi sono reso conto che per me stava diventando un’altra cosa. È questa la ragione per cui ho deciso di realizzare Back to the Future.

Come è venuta l’idea di Back to the Future?
Era il Natale del 2014, quando stavo per finire l’album Seven. Era la prima volta con un’etichetta così importante, la Sony, ed ero sommerso da rotture di scatole. Tutti che si intromettevano nelle mie faccende. Non ci ero abituato. Così per evadere da tutto questo, mi sono messo ad ascoltare un po’ di musica degli anni 80 su Youtube. Per caso ho ascoltato dei pezzi che, quando ero adolescente, 25 anni fa, avevo registrato dalla radio di casa su delle audiocassette e che poi sentivo continuamente con il mio walkman. Non so come è stato possibile, ma quando ho sentito quel suono, immediatamente mi ha riportato indietro nel tempo…

E…?
E così, dopo aver fatto una playlist con tutti i djset che ho trovato dell’epoca, ho provato a riarrangiarli. Era un progetto inizialmente fatto solo per me, poi facendolo ascoltare a qualche amico mi sono convinto a farne qualcosa di più grande. Il problema era però la qualità dell’audio campionato. Gli originali erano pezzi vecchi, difficili da trovare. Ho assunto un assistente per aiutarmi nella ricerca. Ha fatto un lavoro eccezionale. Ho ricampionato il tutto e abbiamo così pensato di metterlo online a disposizione di tutti. Il tour è la logica conseguenza. In molte delle location coinvolte non ci sarà solo la mia musica a riportarci negli anni ‘90, ma anche originali installazioni luminose e poster con citazioni dalla Berlino dell’epoca.

Cosa rappresenta Berlino oggi?
È la capitale europea della novità. Però, per me che ci sono cresciuto, è una città quasi irriconoscibile. Se manco un paio di mesi trovo cantieri già avviati per nuovi palazzi, club che scompaiono, vecchi berlinesi costretti a vivere sempre più lontani dal centro a causa del rincaro degli affitti. Mi manca la Berlino di un tempo…

Anche suo fratello, Fritz, è un affermato dj internazionale. I suoi genitori vi hanno sempre appoggiato nella scelta di fare i dj?
No, loro erano giornalisti e avrebbero preferito che mi fossi dedicato anche io all’informazione. O, in alternativa, diventare insegnante. Solo quando ho dimostrato che le cose andavano bene così hanno capito e si sono rassegnati ad avere non uno, ma ben due figli dj. E, in fondo, ne sono stati anche orgogliosi.

Ci rivedremo in Italia?
Chissà. Appena cadde il Muro i miei genitori portarono me e mio fratello in auto fino a Carrara e poi Pisa. Pensavo ad una vacanza di mare, passammo tutta la settimana per musei. La Toscana, in qualche modo, è nel mio destino.