Aveva 21 anni il ragazzo ucciso con un colpo di pistola da un trafficante di uomini su un gommone carico di migranti diretto verso l’Italia. Lo scafista, stando alle testimonianze raccolte dai soccorritori, voleva il suo cappellino da baseball e lui si era rifiutato di darglielo. Il corpo del giovane, originario della Sierra Leone, è stato portato a terra sabato mattina: è arrivato nel porto di Catania sulla nave Phoenix dell’ong Moas (una di quelle finite nelle ultime settimane al centro delle polemiche per i presunti rapporti con chi trasporta i migranti), che ha sbarcato in totale 394 persone salvate nel Mediterraneo.

Sulla Phoenix è salito personale della squadra mobile della polizia di Stato delegata alle indagini dalla Procura distrettuale di Catania e un medico legale. Secondo i primi rilievi, il ragazzino ha appunto i segni di una ferita da arma da fuoco. Gli investigatori dovranno sentire i migranti e raccogliere le loro testimonianze sull’episodio perché le dichiarazioni rese a personale delle ong non hanno valore probatorio. La magistratura, che ha aperto un fascicolo, ha disposto l’autopsia. E’ stata invece già ricostruita la dinamica: la sparatoria sarebbe avvenuta su un gommone e il corpo è rimasto sul fondo del natante guardato dal fratello più grande. Poi è stato recuperato dai soccorritori.

A bordo della nave c’è Regina Catrambone, fondatrice del Moas insieme al marito Christopher, che venerdì ha reso noto l’episodio. “È stato ucciso per uno stupidaggine“, ha ribadito oggi la donna. “I trafficanti non siamo noi. Abbiamo appena fatto scendere un corpo che è morto per mano dei trafficanti. Quelli veri, non noi”.

“Il procuratore di Catania”, Carmelo Zuccaro, che ha aperto un’indagine conoscitiva sulle ong che prestano soccorso ai migranti in mare e ne ha parlato in molte interviste, “avrà avuto i suoi buoni motivi per parlare”, ma “le sue parole hanno creato un effetto domino“, con “l’intervento della politica”, che ha portato “momenti di instabilità in Italia”, con “un centro Oim che è assalito da un partito politico”, ha continuato Catrambone parlando con i giornalisti. “Non si può fare politica sulla pelle delle persone, ma intervengano per fare arrivare queste persone legalmente, con corridoi umanitari, con misericordia. I migranti prima di partire pagano il prezzo del viaggio e al trafficante non gli importa poi se muoiono o vivono”.