Circa 150mila euro di soldi pubblici: fondi destinati al Comitato Italiano Paralimpico, che si occupa dello sport per disabili. E invece finiti nelle tasche dei presidenti delle Federazioni sportive, che pure ricevono ogni anno dal Coni 36mila euro. Un’indennità che dovrebbe essere onnicomprensiva, ma a quanto pare non lo è stata fino in fondo. La situazione è andata avanti negli ultimi due anni, senza che nessuno sollevasse alcuna obiezione: “Non ci siamo mai posti la questione, pensavamo non ci fossero problemi perché Cip e Coni sono due entità differenti”, dicono loro. Ma non tutti la pensano così. E ora la possibile incompatibilità è arrivata sul tavolo del presidente del Coni, Giovanni Malagò, che interpellato a riguardo da ilfattoquotidiano.it annuncia provvedimenti: “Quello che è successo non mi sembra corretto, ne terremo conto al momento dell’erogazione dei prossimi contributi”.

I PRESIDENTI “COSTANO” 1,6 MILIONI L’ANNO – Per legge, i presidenti delle discipline sportive nel nostro Paese non hanno un vero e proprio stipendio: per anni sono andati avanti a rimborsi, una diaria di 130 euro lordi per ogni giornata lavorativa, che aveva generato storture e squilibri (tra chi prendeva pochissimo, e chi magari lavorava pure a Ferragosto pur di metter su un gruzzoletto ragguardevole). Così il Coni è intervenuto sulla materia nel 2013, deliberando un’indennità di 36mila euro lordi annui, approvata definitivamente dal governo nel 2015. La cifra però è onnicomprensiva e prevede “la contestuale eliminazione di qualunque altra forma di compenso, diaria, remunerazione o appannaggio, a carico delle Fsn in favore dei presidenti”. Tradotto: non possono prendere un euro in più dalle Federazioni, come gli è stato comunicato con apposita circolare firmata dal segretario generale. Anche perché il loro sostentamento già pesa complessivamente sulle casse del Coni (e quindi dello Stato) per 1,6 milioni di euro.

LA DOPPIA INDENNITÀ DAL CIP – Si dà il caso, però, che fino a ieri tra le 45 Fsn sotto l’egida del Coni rientrasse pure il Comitato paralimpico, per la sua strana natura giuridica metà pubblica e metà privata. E anche il Cip prevedesse un’indennità per i membri dei propri organi di funzionamento, la giunta ed il consiglio nazionale. Solo che in molti casi (19, per la precisione) questi coincidono con i presidenti delle Federazioni sportive, visto che solo poche discipline paralimpiche hanno una Federazione autonoma. Così diversi presidenti negli ultimi tre anni hanno sommato all’indennità ricevuta dal Coni attraverso la propria Federazione quella Cip, aumentando le proprie entrate (e scatenando le invidie dei colleghi). Parliamo di qualche migliaia di euro: i membri della giunta Cip (sono due: Renato Di Rocco della FederCiclismo e Mario Scarzella della FitArco) portano a casa 7.200 euro lordi l’anno; i membri del Consiglio nazionale (e qui l’elenco è lungo: si va dal tennis alla canoa, dal tiro a volo alla vela, dalla scherma ai pesi e via dicendo) scendono a 3.600 euro. Spiccioli, che però moltiplicati per tutti i presidenti e per gli ultimi due anni e mezzo (il 2015 e il 2016, più le ultime mensilità del 2014 e le prime del 2017) danno una cifra che oscilla intorno ai 150mila euro. Di soldi ovviamente pubblici, visto che il Cip si regge quasi interamente sui contributi del Coni e dello Stato.

MALAGÒ: “NE TERREMO CONTO” – Fino ad oggi la questione non era mai stata sollevata (e loro si erano guardati bene dal farlo, limitandosi ad incassare doppia razione). “Ma a noi nessuno aveva detto nulla: ci hanno dato un’indennità e l’abbiamo presa. Se non era consentito, non lo sapevo”, spiega Mario Scarzella, del Tiro con l’Arco, tra i più toccati dal problema in qualità di membro della giunta Cip. La questione è intricata e tutta da interpretare: secondo alcuni (e questa è la tesi dei diretti interessati) il limite dei 36mila euro era interno alla Federazione d’appartenenza, mentre il Cip è un ente diverso, di fatto autonomo dal 2005. Per altri, però, la circostanza costituisce un problema. E fra questi c’è anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a cui la notizia non è andata giù: “Non ne sapevo nulla: abbiamo verificato ed effettivamente qualcuno negli ultimi anni ha percepito più degli altri. E questo non mi sembra giusto, visto che era stato fissato un tetto uguale per tutti”. “Ne terremo conto al momento della prossima indennità”, ha aggiunto il numero uno dello sport italiano.

SOLDI DA RESTITUIRE? – Ora che il Comitato paralimpico è diventato ufficialmente ente pubblico la questione non si pone più, visto che Cip e Coni sono a tutti gli effetti due entità diverse (anche se sempre di soldi pubblici si tratta, e dunque potrebbero essere fatte ulteriori valutazioni). Resta comunque il problema dei soldi erogati (forse indebitamente) negli ultimi anni: il Coni presenterà un interpello al governo per avere chiarimenti, ma qualcosa verrà fatto di sicuro. Possibile che dai 36mila euro del 2017 venga trattenuta la cifra ricevuta in passato dal Cip.  Una soluzione che rimedierebbe allo squilibrio fra i presidenti, ma non sanerebbe completamente l’ingiustizia: quei soldi, usciti dal Comitato paralimpico e dal mondo dello sport dei disabili, rientrerebbero al Coni. A meno che i presidenti non decidano di renderli spontaneamente al Cip. Difficile, a sentire i diretti interessati. Se Scarzella della FitArco si dice pronto “a restituirli immediatamente”, Renato Di Rocco non sembra proprio della stessa opinione: “Il lavoro dei dirigenti che mandano avanti lo sport italiano merita più considerazione: far parte di una giunta è un impegno gravoso e il tempo va pagato”, commenta il numero uno del ciclismo. “Poi se viene stabilito che quei soldi non erano dovuti sono pronto a fare la mia parte, ma me lo deve dire la Corte dei Conti, non un articolo di giornale e nemmeno Malagò”. I malumori sono già cominciati.

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