La Procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex Nar Gilberto Cavallini, 64 anni, accusato a quasi 37 anni di distanza di concorso nella strage della stazione del 2 agosto 1980, in cui morirono 85 persone e 200 rimasero ferite per la bomba nella sala di aspetto della seconda classe. Per la strage sono condannati in via definitiva gli altri ex terroristi Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. Cavallini, all’ergastolo per altre vicende a Terni, dopo un’archiviazione nel 2013 per la strage, è tornato nel mirino per il coinvolgimento nell’attentato sulla base del dossier presentato dall’Associazione dei familiari delle vittime. A marzo la Procura gli ha notificato la chiusura indagine, Cavallini non ha chiesto di essere interrogato e il suo difensore, l’avvocato Mattia Finarelli, ha presentato una memoria scritta. I pm hanno quindi inoltrato al gup la richiesta di calendarizzare l’udienza.

“Si tratta di una rilettura di atti giudiziari trentennali e per noi, come già detto, non c’è nulla di nuovo rispetto all’archiviazione del 2013. La nostra speranza è che il giudice possa pronunciare un proscioglimento”, ha detto il difensore. L’ipotesi dell’accusa – il pool di Pm è coordinato dal procuratore capo Giuseppe Amato – è che Cavallini abbia partecipato alla preparazione della strage, fornendo ai condannati supporto e covi in Veneto. L’ex Nar sconta il massimo della pena per alcuni omicidi politici, tra cui quello del giudice Mario Amato, poche settimane prima della strage di Bologna. Fu l’ultimo della banda di terroristi a essere catturato, a Milano, nel settembre 1983 e fu condannato per banda armata nello stesso processo che portò all’ergastolo Mambro e Fioravanti, mentre Ciavardini, minorenne nel 1980, ebbe una condanna a 30 anni.

La rilettura delle migliaia di pagine di atti processuali definisce secondo l’accusa un ruolo più preciso di Cavallini nella preparazione
della bomba nella sala d’aspetto di seconda classe che devastò un’ala dello scalo bolognese. Atti emersi nel processo a Ciavardini e trasmessi alla Procura indicarono in Cavallini il procacciatore dei covi in Veneto per la latitanza dei complici. A Villorba di Treviso, alla vigilia dell’esplosione, in uno di quei covi si sarebbe radunato il nucleo operativo dei Nar. Una precedente lettura di quelle vicende aveva portato nel 2009 la Procura a chiedere l’archiviazione, che il gip dispose nel 2013. Due anni dopo arrivò il corposo esposto-dossier dei
familiari. Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, lo definì “un lungo e approfondito lavoro di ricerca e analisi incrociata di migliaia di pagine di atti giudiziari di processi per fatti di strage e terrorismo dal 1974”.
Tra le novità del dossier, il ritrovamento, tra gli atti del processo bis strage Italicus, “di una corrispondenza che prova l’ospitalità data nel 1984 in Paraguay dal leader ordinovista Elio Massagrande a Licio Gelli e l’interesse a un incontro con Gelli mostrato, in questa occasione, da Paolo Marchetti e Rita Stimamiglio, le stesse persone che ospitarono, nel gennaio-febbraio 1981 a Padova, Fioravanti, Mambro e Cavallini”. A febbraio 2015 era stata invece archiviata l’inchiesta bis aperta sulla cosiddetta ‘pista palestinese‘, che vedeva indagati i terroristi tedeschi Thomas Kram e Margot Christa Frohlich. Di recente la stessa Procura ha chiesto invece l’archiviazione per il fascicolo sui mandanti, rimasto contro ignoti. L’associazione dei familiari delle vittime si è opposta e anche in questo caso ci sarà un’udienza davanti ad un gip, per decidere se archiviare o meno.