Più il secondo turno delle elezioni presidenziali si avvicina e più l’aria si fa tesa in Francia all’idea che una xenofoba come Marine Le Pen possa diventare Presidente. Sin dal minuto successivo alla proclamazione dei risultati del primo turno si è visto crescere trasversalmente il “Fronte Repubblicano” per far muro contro il Fronte Nazionale, invitando a votare Macron al secondo turno. Era avvenuta la stessa cosa nel 2002, quando per la prima volta il partito di estrema destra era giunto al secondo turno (con il fondatore e padre di Marine, Jean Marie e Jacques Chirac che ottenne un plebiscito, l’82% dei consensi).

Se quindici anni fa però la cosa colse tutti di sorpresa e la mobilitazione fu forte per paura di una vittoria dell’estrema destra, oggi la prospettiva di una vittoria per Marine Le Pen non ha finora scatenato grandi manifestazioni di piazza. I motivi sono sicuramente molteplici, tra questi la “normalizzazione” del partito con il passaggio dal padre alla figlia, più “rassicurante” e forse anche la convinzione che non potrà mai ottenere il consenso del 50%+1 dei votanti né la maggioranza assoluta del Parlamento (per il quale si voterà fra un mese).

L’unica manifestazione degna di nota è stata organizzazione dagli studenti a Parigi e aveva come motto “Ni Marine, Ni Macron, Ni Patrie, Ni Patron” (“né Marine, né Macron, né Patria, né Imprenditori”) che traduce il distacco che gran parte dei francesi (e in particolar modo i giovani) nutre nei confronti dei due candidati arrivati al secondo turno, la prima ossessionata dagli stranieri e il secondo pura emanazione del capitalismo e della finanza.

Ma a Macron e ai suoi sostenitori, così come ai rappresentanti dei partiti tradizionali e alla stragrande maggioranza dei mezzi di informazione questo discorso non piace, e il primo ad averne fatto le spese è stato Jean Luc Mélenchon, candidato del movimento di sinistra “France Insoumise” arrivato con il 19,5% dei voti, sorpassando (di molto) il Partito Socialista. A chi gli chiedeva, pressante, un invito a votare Macron al secondo turno l’europarlamentare di sinistra radicale ha fatto sapere che non aveva ricevuto una delega in bianco dai suoi elettori per pronunciarsi per conto loro e in ragione di ciò ha organizzato una consultazione on-line in stile M5S (ma senza Casaleggio) per gli iscritti del suo movimento che terminerà martedì 2 maggio per sapere se questi preferiranno votare Macron, astenersi, o votare scheda bianca. Nessuna opzione per Le Pen, scelta chiara per un partito che si considera agli antipodi del Front National e ne denuncia da anni le derive. Ciò però non è bastato a giornalisti e politici per definire “ambigua” la posizione di Mélenchon e accusarlo, sia esplicitamente che implicitamente, di “fare il gioco del Front National”, per quanto assurdo ciò possa sembrare.

Questo nervosismo non si limita all’agone politico ma pervade anche i mezzi di informazione, ne sa qualcosa il comico Pierre Emmanuel Barrè, tra i più seguiti oltralpe. Mercoledì scorso, all’indomani del primo turno, nel suo consueto intervento settimanale alla radio pubblica francese France Inter, Barré aveva preparato un discorso (rude ma efficace, nel suo stile) in cui difendeva gli astensionisti “primo partito francese” dall’accusa di essere i responsabili del successo di Marine Le Pen. Il titolo era “non so chi vincerà il 7 maggio ma di per certo vi saranno 65 milioni di sconfitti” ma prima che gli ascoltatori potessero ascoltarlo, alcuni passaggi non sono piaciuti al presentatore Nagui che, gli ha chiesto di rimuoverli.

Barré non ha voluto chinare il capo e ha preferito dare le dimissioni, denunciando pubblicamente un “tentativo di censura”. Ha poi riprodotto l’intervento nel salotto di casa sua e l’ha pubblicato sulla propria pagina Facebook, il successo è stato immediato: più di 7 milioni di visualizzazioni in pochi giorni… effetto Streisand garantito!