In tempi come questi, dove ogni news buttata nell’arena mediatica può diventare oggetto del primo sciacallo di passaggio, avere il sostegno (non richiesto) di Matteo Salvini può rappresentare un problema di non poco conto. Lo sanno bene i due lavoratori della Lidl di Follonica che nel febbraio scorso rinchiusero due donne rom nel gabbiotto dei rifiuti che si trova nel piazzale del supermercato filmando poi la scena e che nei giorni scorsi si sono visti recapitare una lettera di addio dall’azienda. I due dipendenti, già sospesi con un provvedimento disciplinare, non lavoreranno più per la società: al primo non è stato più rinnovato il contratto; il secondo, in possesso di un contratto a tempo indeterminato, è stato licenziato.

La scena delle due donne e delle loro urla, era stata postata il febbraio scorso su una pagina Facebook, diventando virale grazie ad un post sulla pagina social di Matteo Salvini (quasi 2 milioni di like): «Io sto con i LAVORATORI (li contatterò già oggi per offrire loro tutto il nostro sostegno, anche legale) e non con le ROM “FRUGATRICI”. Ma quanto urla questa disgraziata?? #ruspa e CONDIVIDI!».

Il commento postato dal leader leghista aveva dato il là ad una serie di prese di posizione segnate dal medesimo tenore. Dalla sindaca leghista del Comune di Cascina, Susanna Ceccardi, che sempre su Facebook aveva scritto «Maschera di carnevale ieri a Cascina! A me fa ridere!!! A carnevale ogni scherzo vale! Se siete tristi e di sinistra, peggio per voi”, pubblicando la foto di un’infelice maschera esposta durante una sfilata di Carnevale che raffigurava la donna rom di Follonica chiusa in una gabbia; fino ad arrivare a Giorgia Meloni che, prendendo spunto dall’episodio, richiamava l’attenzione sul “problema rom”.

Nello scontato processo di amplificazione mediatica che siamo abituati ad osservare, ai commenti dei politici sui social sono seguiti gli approfondimenti prima sulla carta stampata – a partire da Libero, con il pezzo “Vittorio Feltri e le zingarelle ingabbia al Lidl. La verità, italiani esasperati” – poi nelle trasmissione radiofoniche – iniziando da Giuseppe Cruciani, con i suoi commenti all’interno del programma La Zanzara – e televisive.

Ma tutto questo, quanto è servito alla “causa” dei due dipendenti? Sicuramente a poco, anzi…

Ne ho avuto conferma raccogliendo il pensiero del loro difensore, l’avvocato Roberto Cerboni che, nel corso di una conversazione, mi parlato di dipendenti che sicuramente hanno ecceduto «con animo scherzoso» ma «coscienti di aver comunque commesso un gesto da censurare». Il clamore ha probabilmente danneggiato la loro posizione, tanto che la strategia difensiva ha privilegiato «un atteggiamento riservato, confidando che, in ogni caso, il clamore cessasse e ogni cosa andasse nella giusta collocazione».

Ma al di là delle promesse, c’è stato il sostegno legale di Salvini? «Personalmente – mi risponde l’avvocato Cerboni – non ho avuto alcun contatto con l’on. Salvini, so che aveva avuto un semplice colloquio con il precedente difensore di uno dei due e credo che si sia parlato di un sostegno solo morale, anche perché l’avvocato uno se lo sceglie da solo!».

«La lettura del gesto è semplice – mi spiega l’avvocato – Il gesto è stupido, ma certamente diverso da come è apparso all’inizio e a come poi, una certa fetta della società lo ha definito, richiamando il razzismo o certe altre amenità che non hanno nulla a che fare con la vicenda. I ragazzi sanno di aver sbagliato, lo hanno ammesso in tutte le occasioni, hanno chiesto scusa, l’Azienda avrebbe potuto essere certamente più comprensiva e tenere conto di tutto».

Ma finire in pasto a Salvini significa proprio questo. Due lavoratori che, cercando di allontanare il clamore, riconoscono di aver sbagliato, chiedono scusa, ammettono di aver agito con stupidità; di contro un leader politico che li esalta, cavalcando il loro gesto e trascinandoli sulla piazza pubblica verso la radicalizzazione di posizioni indifendibili. «Non solo l’azienda non ha motivato il mancato rinnovo – conclude sconsolato l’avvocato – ma addirittura concluso la lettera con ringraziamenti e CORDIALI SALUTI!».

Cordiali saluti dell’azienda ai due ragazzi che hanno sbagliato e che giustamente pagano il conto dell’errore. Saluti nostri a Matteo Salvini che, nell’attesa, dal supermercato di Follonica si è gettato a caccia di like sulle navi del Mediterraneo.

“Io sto con i lavoratori” della Lidl, aveva scritto a febbraio. “Io sto con Zuccaro”, ha scritto lo scorso 30 aprile. Il procuratore catanese dovrà iniziare a preoccuparsi?