Sulla carta vuole favorire la libera circolazione delle auto usate, ma nella realtà potrebbe spalancare le porte al traffico illecito di veicoli ormai esauriti, veri e propri rifiuti con le ruote di cui si perderebbero le tracce. Tra le nuove norme che il governo si avvia a varare per fondere in un unico documento carta di circolazione e certificato di proprietà dei veicoli, infatti, c’è anche una misura che poco ha a che fare con la razionalizzazione annunciata. Un provvedimento che di fatto trasforma in fantasmi le macchine usate destinate all’esportazione, abolendo le garanzie, uniche in Europa, introdotte con la legge di Stabilità del 2015. Con il risultato che l’Italia, nella lotta all’export illegale di veicoli fuori uso, si ritroverebbe nelle retrovie, contro gli avvertimenti che sul tema arrivano anche da Bruxelles. Un tema caldo su cui, oltre alle proteste degli operatori del riciclo delle auto, si sono levate anche le denunce di diversi parlamentari Pd, compreso il presidente della commissione Ecomafie Alessandro Bratti, che hanno chiesto all’esecutivo di stralciare la modifica.

Auto fantasma: via l’obbligo di dimostrare la reimmatricolazione – Tutto si gioca sull’abolizione di un pezzo di carta fino ad oggi dovuto quando si esporta un veicolo: apparentemente l’ennesimo onere burocratico, ma utile in realtà a dimostrare che l’auto mandata all’estero è stata reimmatricolata e non è stata smontata. Prima nella nuova norma introdotta nel 2015, infatti, molti veicoli dichiarati esportati rimanevano entro i confini nazionali, dove venivano disassemblati alimentando il mercato clandestino dei ricambi d’auto. In altri casi andavano all’estero, dove venivano smontati. I pezzi erano poi rivenduti on line in tutta Europa, Italia compresa. “Quando un veicolo usato viene esportato, bisogna chiedere la cancellazione dell’auto dall’archivio nazionale veicoli e dal Pubblico registro. La legge di Stabilità 2015 ha introdotto l’obbligo di presentare il certificato di reimmatricolazione dell’auto all’estero, come garanzia che la macchina non sia diventata un rifiuto”, spiega a ilfattoquotidiano.it Anselmo Calò, imprenditore del settore demolizione veicoli e presidente di Fise, la Federazione imprese dei servizi. Il traffico illegale “danneggia non solo la nostra industria del riciclo, ma anche quella siderurgica, che abitualmente acquista rottami dall’estero. Online si trovavano moltissimi annunci di cittadini originari di Romania, Bulgaria e Polonia, in cerca di auto vecchie da comprare a poche centinaia di euro per esportarle nell’Est Europa, quasi sempre con l’obiettivo di disassemblarle e rivenderle”, continua Calò. Secondo la Commissione Ue, i veicoli fantasma di cui si perdono le tracce a causa di garanzie inadeguate sulle esportazioni nei diversi Paesi europei sarebbero tra i 3,5 e i 4,5 milioni all’anno. Una massa enorme di auto che non si sa che fine faccia e su cui Bruxelles ha chiesto anche a inizio 2017 maggiore attenzione.

Per il governo è una misura per la “libera circolazione delle merci” – La modifica introdotta con il decreto legislativo varato dal governo a febbraio e ora all’esame delle commissioni parlamentari (il termine per il parere scade il 29 aprile 2017) elimina l’obbligo per chi cancella l’auto dal registro nazionale di presentare il certificato di reimmatricolazione del veicolo all’estero. In una nota depositata in commissione Trasporti alla Camera, il sottosegretario ai Trasporti Umberto Del Basso De Caro spiega che l’obiettivo della modifica introdotta è correggere una “prassi amministrativa che ostacola la libera circolazione delle merci in ambito comunitario; appesantisce il procedimento di radiazione per esportazione, introducendo nuovi adempimenti per le imprese e i cittadini; priva di ogni tutela coloro che cedono i propri veicoli a terzi ai fini dell’esportazione”. E aggiunge: “L’attuale disciplina non sembra che possa contrastare il fenomeno del traffico transfrontaliere di rifiuti”.

Pericolo demolizioni mascherate – Per gli operatori delle associazioni Ada (demolitori) e Aira (riciclatori di auto), aderenti a Fise, però, i dati dimostrano il contrario: “Oggi il 65% delle auto usate rimangono in Italia e il 35% viene esportato. Prima della modifica del 2015, le percentuali erano invertite”, puntualizza Calò. E anche dai parlamentari Pd arrivano denunce al governo. Un gruppo di senatori dem ha scritto una lettera ai ministeri dei Trasporti, dell’Ambiente e della pa per chiedere lo stralcio della modifica, mentre il presidente della commissione Ecomafie Alessandro Bratti ha illustrato i pericoli della deregulation in una missiva indirizzata ai presidenti di Camera e Senato e al ministro dei Trasporti Graziano Delrio. Attraverso il lavoro in commissione, dice Bratti al fattoquotidiano.it, “abbiamo visto che quello dei veicoli fuori uso è uno dei settori più a rischio per i traffici illeciti. C’è bisogno di regole che garantiscano un minimo di tracciabilità e diano la certezza che non c’è stata una demolizione mascherata. È vero che anche il certificato di reimmatricolazione può essere falsificato, ma abolirlo del tutto significa aprire il portone alle esportazioni illegali”.