“L’attacco chimico a Idlib? Un’invenzione al cento per cento”. Il presidente siriano Bashar al-Assad ha risposto per la prima volta alle accuse mosse alle forze armate siriane circa la responsabilità del raid su Khan Sheikun (Idlib) in una videointervista esclusiva all’Afp, rilanciata da molti media tra cui Bbc e al-Arabiya. L’attacco risale al 4 aprile ed è costato la vita a più di ottanta civili. Assad ha anche affermato che il suo governo nel 2013 “ha rinunciato” alle armi chimiche e ha consegnato tutte le sue scorte alle agenzie delle Nazioni Unite incaricate. “Non è stato ordinato alcun attacco. Abbiamo rinunciato al nostro arsenale un po’ di anni fa. Anche se ne avessimo, non le avremmo usate”, ha proseguito il presidente siriano. Assad ha quindi annunciato l’intenzione di chiedere un’indagine “imparziale” sull’attacco in modo da garantire che non venga usato per “finalità politiche”. A proposito del raid missilistico condotto dagli Stati Uniti sulla base aerea siriana da dove sarebbero partiti i caccia responsabili dell’attacco su Khan Sheikun, Assad ha dichiarato che “la potenza” delle forze armate siriane “non ha risentito” dell’azione militare subita. Sul piano politico, invece, sempre rivolgendosi a Washington, Assad ha dichiarato che “gli Stati Uniti non sono seri” circa la volontà di giungere a una soluzione politica della crisi siriana in corso dal marzo del 2011.

In giornata erano state diffuse informazioni controverse su un presunto raid della coalizione anti-Isis guidata dagli Usa. Secondo l’agenzia governativa Sana infatti, “tra le 17.30 e le 17.50 di mercoledì” sarebbe stato colpito un deposito di armi chimiche che ha provocato numerosi morti. Sempre stando alle informazioni riportate dall’organo di informazione, “centinaia di persone, tra cui civili”, sono state uccise nell’est della Siria dopo un attacco contro un “deposito di armi chimiche dello Stato islamico” nella regione di Dayr az Zor. La Sana ha citato un comunicato dello Stato maggiore delle forze armate siriane. Secondo la nota “il deposito di sostanze velenose” colpito era ad Hatla, ad est di Dayr az Zor, nell’omonima regione confinante con l’Iraq. La notizia è stata smentita dal colonnello dell’aviazione Usa John Dorrian, che ha scritto via email alla Reuters: “Quanto sostiene la Siria non è corretto e probabilmente è una cattiva informazione data intenzionalmente”, ha scritto. La versione è stata smentita anche dagli attivisti in Siria. Il direttore del gruppo Deir al-Zur 24, Omar Abu Leila, ha detto al telefono: “Questa notizia è falsa”. Il gruppo ha una rete di attivisti nella zona di Deir al-Zur, dove il bombardamento sarebbe avvenuto. Ha aggiunto che “è inverosimile che Daesh (acronimo arabo per Stato islamico, ndr) abbia un deposito chimico nell’area, perché lì ci sono migliaia di civili”.

Le forze armate Usa hanno anche fatto sapere che in seguito ad un raid aereo nel nord della Siria sono rimasti uccisi per errore 18 combattenti alleati impegnati nella lotta all’Isis. Secondo il Comando centrale statunitense, martedì 11 aprile gli aerei Usa si sono fidati delle coordinate errate date loro dalle Forze democratiche siriane (Sdf), composte soprattutto da miliziani curdi. L’obiettivo era una posizione dell’Isis a sud di Tabqa, roccaforte dello Stato Islamico: le bombe sono invece finite sulle linee delle Sdf, causando 18 vittime.