A febbraio era stato Marco Cappato a fare quel tragitto insieme a Fabiano Antoniani, alias Dj Fabo. Oggi, invece, è Mina Welby ad accompagnare in una clinica svizzera Davide, 53 anni, malato di sclerosi multipla dal 1993. Stessa destinazione, stesso obiettivo: il suicidio assistito. A diffondere la notizia è l’esponente dei radicali, che sulla sua pagina Facebook posta l’immagine della co-presidente dell’associazione Luca Coscioni (di cui lui è tesoriere).

Chi è Davide – L’associazione spiega che ha deciso di morire perché non vuole più vivere “con il dolore addosso” e perché ritiene che la sua non sia più una vita da vivere ma una condanna da scontare. Nel 1993 aveva 27 anni e faceva il barista, quando ha iniziato a non sentire più un lato del corpo. Erano i primi sintomi della sclerosi multipla. “Amava il calcio e la musica, aveva tante idee e la forza di realizzarle. Col passare degli anni la malattia è diventata sempre più insopportabile e crudele. Da mesi non riesce più a far nulla, compreso mangiare e dormire“, si legge in una nota dell’associazione. “Passa le giornate a letto o in sedia a rotelle, con uno stimolo costante di andare in bagno. Assume farmaci molto forti contro il dolore, più di quindici al giorno, compreso il metadone che ha importanti effetti collaterali – anche se ormai non sono più efficaci. Solo la cannabis terapeutica, fornita dalla regione Toscana, gli dà sollievo”.

Davide vive con la madre che ha 73 anni e molti problemi di salute, e che lo sostiene nella sua scelta. Il 53enne “parla a fatica, facendo lunghe pause – spiegano ancora dall’associazione -. Sente dolori in tutto il corpo per ventiquattro ore al giorno, senza tregua. Può muoversi sempre meno e qualsiasi movimento, anche il più piccolo gli procura atroci sofferenze“. Dice di non vedere davanti a sé nessuna prospettiva, e che da oltre un anno ormai la sua vita è solo sofferenza. A fine 2016 ha preso la decisione di ricorrere all’eutanasia, che definisce “una liberazione, un sogno, una vacanza“. La madre, Anna, soffre ma lo capisce. Attraverso lei si è rivolto a Marco Cappato.

Il caso di Dj Fabo – Poche settimane fa la storia di Fabiano aveva colpito e commosso l’opinione pubblica, riaccendendo il consueto dibattito politico. Quarant’anni, cieco e paraplegico dopo un incidente d’auto, dj Fabo si era inizialmente rivolto con un video messaggio al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per “poter scegliere di morire, senza soffrire”. Un appello rimbalzato su tutti i giornali e che aveva riportato al centro del dibattito la legge su testamento biologico, che il parlamento aveva fatto slittare per la terza volta. “È scandaloso che i parlamentari non abbiano il coraggio di prendere la situazione in mano per tanti cittadini che vivono come me”, aveva detto Fabiano in un altro video messaggio prima del suo ultimo viaggio. Al ritorno dalla Svizzera, Cappato si era autodenunciato ai carabinieri a Milano. A lui potrebbe infatti essere contestato il reato di “aiuto al suicidio“, previsto dall’articolo 580 del codice penale. E in quell’occasione aveva anticipato che avrebbe aiutato altre due persone a morire in Svizzera.

Da Piera a Davide: chi ha accompagnato in Svizzera l’associazione Luca Coscioni – Da marzo 2015, mese d’inizio dell’azione “SOS eutanasia” dell’Associazione Luca Coscioni, è stata fornita assistenza informativa a 268 persone presentatesi in forma non anonima, e di queste 3 sono state accompagnate fisicamente. Si tratta di Piera Franchini nel 2012, Dj Fabo e Davide. Una, Dominique Velati è stata aiutata solo economicamente. Nelle risposte, oltre a dare informazioni sulla sospensione delle terapie in Italia, l’associazione fornisce informazioni sulle cliniche elvetiche solo a coloro che potrebbero avere i requisiti, fermo restando che saranno poi le cliniche stesse a decidere sulla base della legislazione del paese.