Non sono del tutto una sorpresa gli arresti di martedì mattina in comune a Milano. Due dirigenti e un funzionario di Palazzo Marino sono finiti in carcere per un presunto giro di mazzette nei lavori pubblici appaltati per scuole e case popolari. Lo stesso giro di mazzette che nel settembre del 2015 aveva già portato dietro le sbarre altre quattro persone. I nomi di Armando Lotumolo e Stanislao Innocenti, i due dirigenti finiti in carcere con l’accusa di corruzione, comparivano già tra gli indagati nell’ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari Alfonsa Ferraro aveva predisposto le prime misure cautelari un anno e mezzo fa. Dopo che il caso era scoppiato, i due avevano mantenuto la qualifica di dirigente, secondo quanto prevedono le norme. Ma la giunta di Giuliano Pisapia aveva deciso di cambiare il loro incarico. “Erano stati spostati in uffici in cui non avevano più nessun contatto con l’esterno e non si occupavano di gare”, spiega oggi l’attuale sindaco Giuseppe Sala. Ma le misure prese dall’amministrazione non sono state ritenute sufficienti dal gip per renderli innocui.

Nella nuova ordinanza di custodia cautelare, il gip definisce infatti “importanti le competenze connesse ai nuovi incarichi” di Lotumulo e Innocenti, la cui posizione si è aggravata in seguito agli approfondimenti degli inquirenti. Come si rileva dai documenti presenti sul portale del Comune di Milano – scrive il gip – Lotumulo, che fino a ottobre 2015 era direttore del servizio Edilizia scolastica, era poi stato collocato all’interno della direzione centrale Mobilità, trasporti, ambiente ed energia. Mentre Innocenti, che in precedenza era responsabile della direzione centrale opere pubbliche e appalti, era stato spostato allo Sportello unico per l’edilizia, sotto la direzione centrale Sviluppo del territorio, nelle cui competenze rientrano anche i procedimenti di condono e quelli assoggettati ad autorizzazione paesaggistica.  Nel chiedere le misura cautelari per i due dirigenti, il pm Luca Poniz ha evidenziato il pericolo di “reiterazione di reati della stessa specie” dal momento che entrambi “continuano a ricoprire ruoli di vertice all’interno dell’amministrazione comunale in settori pertinenti ai lavori pubblici”. Visione condivisa dal gip che, accogliendo la richiesta del pm, parla per i due di “sfera di potere molto ampia e solida sia per i ruoli apicali che per la stratificazione nel tempo del loro potere”.

Un discorso a parte merita la terza persona arrestata martedì, Massimiliano Ascione, funzionario dell’area tecnica scuole della direzione Facility management. Lui nelle carte dell’inchiesta rese pubbliche un anno e mezzo fa non compariva, ma negli interrogatori successivi l’imprenditore arrestato allora, Marco Volpi, lo ha accusato di avere intascato mazzette per 100mila euro. Le stesse mazzette a cui un mese fa faceva riferimento un articolo di Repubblica: “Da sedici mesi contro un funzionario di Palazzo Marino ci sono accuse pesantissime (…) il funzionario è rimasto al suo posto per tutti questi mesi, senza sapere – grazie al segreto investigativo – di essere indagato”. All’indomani dell’articolo, a Palazzo Marino aveva chiesto chiarimenti in aula l’ex presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo, per sapere quali misure fossero state prese dall’amministrazione e se il servizio interno di anticorruzione avesse rilevato qualcosa. Ma un mese fa nessuno aveva nutrito sospetti su Ascione.

@gigi_gno