Un (mezzo) commissariamento, affidato per giunta ad un avvocato che ha già lavorato per la Federazione del presidente in bilico e per questo sostituito a tempo di record. Un paio di atti formali e una telefonata per salvare solo le apparenze, così importanti per il Coni di Giovanni Malagò. Ma la sostanza è che i tanti casi di irregolarità nelle Federazioni sportive entrano ed escono praticamente immutati dalla giunta del Comitato nazionale. L’organo che avrebbe dovuto prendere una posizione netta sulle questioni in ballo, ma dove siedono tanti degli stessi presidenti al centro di contestazioni. Così dalla canoa di Luciano Buonfiglio alla scherma di Giorgio Scarso (i due, guarda caso, sono anche i vice di Malagò al Coni), dal tiro a segno al pentathlon, dalle bocce al ciclismo (di cui neppure si è parlato), tutto o quasi resta in sospeso. Solo la vicenda dell’Aeroclub, dove il numero uno Leoni è stato condannato per peculato, sembra avviarsi verso una conclusione (in realtà più per merito dell’Anac di Cantone, che del Coni). Alla fine la montagna ha partorito il più classico dei topolini.

INDAGINE SULLE BOCCE – Dopo essere arrivate in Parlamento con le interrogazioni del Movimento 5 stelle e della Lega Nord, anche il Coni si è dovuto occupare delle inchieste de ilfattoquotidiano.it sulle Federazioni sportive. Nonostante la fresca nomina da parte delle assemblee elettive, almeno 6 presidenti sono a rischio, per le motivazioni più svariate. L’ultimo in ordine di tempo è Marco Giunio De Sanctis, nuovo presidente della Federazione Bocce, oggetto di un’indagine da parte della Procura del Coni per il contenuto della registrazione di un colloquio con l’ex numero uno Romolo Rizzoli (e le contestazioni potrebbero allargarsi anche ai rapporti tra il Comitato Paralimpico, di cui è stato segretario generale, e il suo Circolo di Bocce Flaminio, su cui anche il procuratore Cataldi si è attivato dopo l’articolo del Fatto.it.

ALLA CANOA ARRIVA IL COMMISSARIO. MA HA GIÀ LAVORATO PER LA FEDERAZIONE – “Il Coni non è passivo, ma vigile e serio: non ci abbiamo dormito la notte, abbiamo aggredito i temi uno per uno”, ha assicurato il numero uno del Coni. Sarà. Ma intanto i presidenti restano al loro posto: nelle Federazioni e nella giunta, al fianco di Malagò, dove magari potranno pure ricandidarsi (alcuni lo hanno già fatto) in vista delle prossime elezioni dell’11 maggio. Dopo il pasticcio delle schede conteggiate a piacimento e nemmeno vidimate, e il ricorso dello sfidante Antonio Rossi accolto dal Collegio di Garanzia, alla FederCanoa arriva finalmente un commissario. Solo “ad acta”, però: Malagò non se l’è sentita di commissariare a tutti gli effetti Luciano Buonfiglio, che è anche suo vicepresidente al Coni. Ci vuole prima un pronunciamento della Corte Federale, che stabilisca che le elezioni dello scorso ottobre sono nulle. Ma siccome gli organi di giustizia vanno rinnovati, e a farlo non può essere certo il Consiglio federale la cui nomina è oggetto di contestazione, il Coni ha deciso almeno di inviare un commissario per scegliere i nuovi giudici. Anche qui non senza polemiche. In un primo momento il delicato compito era stato assegnato all’avvocato Pierluigi Matera, il cui studio legale (Libra Legal Partners), però, in passato aveva già avuto incarichi dalla Fick sotto il mandato di Buonfiglio. Non proprio il massimo dell’imparzialità richiesta ad un commissario. Per questo al Coni hanno dovuto rimediare in fretta e furia a questo scivolone: l’incarico è durato una manciata di ore, prima di essere riassegnato a Massimo Proto. Pure lui, comunque, non è nuovo agli ambienti della FederCanoa: nel 2015 il consiglio federale di Buonfiglio lo aveva scelto come presidente della commissione di Garanzia.

DALLA SCHERMA AL TIRO A SEGNO, NESSUN INTERVENTO – Anche nel pentathlon niente commissariamento: il neo-presidente Fabrizio Bittner è stato sfiduciato dalla maggioranza dei consiglieri subito dopo le elezioni, ma intanto può restare fino al ritorno alle urne. Nell’Unione Tiro a Segno il terzo mandato di Ernfried Obrist è palesemente contrario allo statuto, ma per il Coni “nella legislazione sportiva non sussistono ostacoli alla sua nomina, aspettiamo il decreto da parte del Ministero della Difesa” (competente sull’Uits, nda). Quanto alla scherma, dove il nuovo statuto sembra essere stato approvato sottobanco in maniera irregolare, e per questo non è ancora stato ratificato dalla Prefettura di Roma, Malagò si è limitato a spiegare che “la Federazione, con il supporto del Coni, sta offrendo al prefetto tutti i ragguagli richiesti”. Forse perché è stato proprio il Coni ad avallare una modifica statutaria, con decisivi effetti sui criteri elettivi del presidente, come fosse una semplice revisione di refusi. Il dubbio resta. Come sulla reale volontà di Malagò di intervenire su questioni spinosi, che riguardano presidenti a lui molto vicini, alla vigilia delle prossime elezioni del Coni. “Più di questo non possiamo fare: ci muoviamo con determinazione, ma nell’ambito delle nostre competenze: non ci sono gli estremi per altri commissariamenti, se lo facessi rischierei l’abuso d’ufficio”, conclude il numero uno del Comitato Olimpico. Così alla fine soltanto Giuseppe Leoni, il presidente dell’AeroClub condannato per peculato, dovrà fare un passo indietro: l’Autorità Anticorruzione ha deciso la sua sospensione per 18 mesi per incompatibilità con il codice etico del Coni (ma c’era bisogno di aspettare Cantone per applicare una normativa interna?). “E io l’ho chiamato e gli ho chiesto personalmente di non venire a votare il prossimo 11 maggio, per evitare imbarazzi”, ha aggiunto Malagò. È la sua filosofia: una telefonata tra amici, e si risolve tutto. Più o meno.

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