L’Inps lascia a secco alcune centinaia di pensionati. Secondo l’istituto l’azzeramento dell’assegno di marzo è dovuto “ai nuovi conguagli fiscali 2016”. Ma per il sindacato siamo di fronte a una “trattenuta pazza” che è figlia di un malfunzionamento della nuova piattaforma informatica Inps. La differenza di vedute non consola certo i malcapitati per i quali, oltre al danno, arriva anche la beffa: con ogni probabilità, non rivedranno i loro soldi prima di settembre. Nel frattempo dovranno arrangiarsi con quello che hanno (se ce l’hanno) nonostante l’errore non sia il loro.

“Come è possibile una svista simile?”, si domanda un pensionato che a marzo si è ritrovato azzerato l’assegno pensionistico versato dall’Inps. Moglie e due figli a carico, da anni l’uomo beneficia di detrazioni fiscali per i familiari. Tutto funziona regolarmente finché improvvisamente a marzo l’ente decide di trattenere tutte le detrazioni del 2016 “senza alcuna richiesta o autorizzazione, ma per un loro errore”, sostiene il pensionato. Il risultato è che la busta paga di marzo è alleggerita dalla voce inedita “debito risultante da piattaforma fiscale”. Lui però sostiene di aver alcun debito con il fisco e ora dovrà attendere almeno maggio (se non settembre con il 730) per avere i suoi soldi. “Ma non sono stato io a sbagliare – lamenta lui – Per non parlare del fatto che, quand’anche avessi commesso un errore e l’Inps dovesse recuperare del denaro già versato, non si può privare una persona dell’intera pensione, ma bisogna rateizzare. Persino per i pignoramenti c’è il limite ad un quinto dell’assegno”.

Per l’Inps, invece, “non c’è alcun malfunzionamento della piattaforma”, ma l’ente ha solo “specificato le modalità di applicazione dei conguagli fiscali di fine anno 2016 (…) nella qualità di sostituto d’imposta”. Senza contare che le rateizzazioni sono possibili solo per assegni annui inferiori ai 18mila euro lordi, pari a poco più di 9mila euro netti (700 euro al mese). Oltre non c’è verso. “Abbiamo chiesto all’Inps un incontro in tempi brevi per parlare dei conguagli anomali e delle modalità di rimborso”, spiegano dallo Spi, il sindacato dei pensionati Cgil. “Ci risulta che le trattenute e conguagli non dovuti siano figli di problemi informatici dell’istituto – proseguono dallo Spi – Stiamo svolgendo un’indagine per capire esattamente quante persone siano coinvolte. Da una prima ricognizione con le sedi locali ci risultano alcune centinaia di casi”.

Se così fosse, si tratterebbe di un fenomeno circoscritto: l’Inps, che respinge l’ipotesi di malfunzionamento, versa le pensioni a 18 milioni di italiani che hanno difficoltà a star dietro alla contabilità dell’ente. In passato, esisteva infatti una busta paga annuale del pensionato che consentiva al beneficiario di avere una sorta di riepilogo di pagamenti, detrazioni e trattenute. Dal 2013, il documento cartaceo è stato eliminato in nome della spending review ed è stato sostituito con strumenti telematici che non sempre sono di facile utilizzo per i pensionati. “Il risultato è che i pensionati sono tagliati fuori. Non hanno in mano uno strumento riepilogativo che consenta di capire cosa accada o sia accaduto al loro assegno”, conclude lo Spi invitando chi abbia registrato anomalie a rivolgersi ai patronati per inoltrare domanda di ricostituzione della pensione. In quali tempi? La questione sarà oggetto dell’incontro con l’ente presieduto da Tito Boeri, colpevole, secondo lo Spi, di occuparsi molto dell’organizzazione interna dell’istituto. E molto poco del suo funzionamento. Con il risultato che a farne le spese sono i cittadini. Pensionati e, magari anche, nuove mamme, in attesa di chiarimenti sul bonus bebè. Anche quello in ritardo per problemi di “specifiche” ministeriali e di messa a punto della piattaforma informatica.