Poletti e la sua frase sul calcetto? Che nervi, che rabbia. Uno può pure sparare cazzate, come capita troppo spesso all’indegno ministro, però nei risultati non fa niente e non affronta il problema”. Così ai microfoni di Ecg Regione (Radio Cusano Campus) il leader della Lega, Matteo Salvini, si pronuncia sulle discusse dichiarazioni del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. “Io ogni giorno cerco di rispondere a tante email di persone che cercano lavoro, dai 20 ai 60 anni” – spiega il capo del Carroccio – “e non mi era mai venuto in mente di mandarli a giocare a calcetto, a tennis, a squash, a golf. Fortuna che c’è un ministro del Lavoro così illuminato. Speriamo che duri poco, politicamente parlando. Mi chiedo cosa aspetti a dimettersi questo personaggio“. Poi rivela: “Io da ragazzo ho inviato tanti curricula, quando lavorai da Burghy per pagarmi gli studi, quando lavorai come segretario, quando consegnavo pizze a domicilio, quando da giornalista volevo ampliare le mie esperienze nelle radio e nei giornali. Apprezzavo la cortesia di chi rispondeva con un no, mi arrivò anche qualche sì”. Sul rapporto politico con Berlusconi, l’europarlamentare preferisce non rispondere: “Domani sarà a Malta con la Merkel e tutti i leader democristiani d’Europa. Questa domanda fatela a lui, non a me”. Salvini poi spiega la sua volontà di incontrare papa Francesco, si pronuncia sul rapper Fedez (“mi insulta a ogni concerto, ma mio figlio è un suo grande fan”) e critica il M5S: “Sulla questione firme per la candidatura della Raggi non mi pronuncio. Li contesto sulla questione del reddito di cittadinanza, perché si tratta di una bufala e di una colossale presa in giro. Quando entri nel merito, ti accorgi che è limitato a chi ha un Isee sotto i 6530 euro ed è esteso anche ai cittadini stranieri. Il disoccupato italiano che ha 10mila euro sul conto in banca e ha un monolocale sarà costretto a garantire un reddito di immigrazione a chi è qui da poco tempo ed è sulla carta nullatenente. Più che un reddito di cittadinanza è un reddito di clandestinità