Un romanzo breve, divertente e originale, La Mecca-Phuket, dell’autrice marocchina, ma cresciuta in Francia, Saphia Azzeddine (trad. di Ilaria Vitali; Ed. Il Sirente). Si tratta di una storia che vede protagonista la nuova generazione dei figli degli immigrati, dei nuovi cittadini delle banlieue, con i loro codici linguistici e la difficile decisione di scegliere tra il vecchio mondo della tradizione e quello nuovo, globalizzato e standardizzato a ogni latitudine.

Fairouz, la voce narrante, vuole mettere insieme la somma necessaria per donare ai propri genitori un viaggio-pellegrinaggio a La Mecca, ma prima di farlo compie un vero periplo critico nella propria eredità culturale, cercando di uscirne più concreta, pronta per una propria strada, un cammino svincolato da regole che non sempre le corrispondono.
Volutamente farcito di errori fonetici, di parole sgrammaticate, di locuzioni arabe, il romanzo è un veloce condensato di ironia, irriverenza e metodologia giovanile dell’immigrazione. Un testo attualissimo, che fa emergere zone d’ombra sulla spinosa questione dell’identità nazionale e sul desiderio di emanciparsi da tutto, e da tutti.

Vincitore dell’International prize for arabic fiction nel 2015, il più importante premio per la narrativa araba, L’Italiano, dello scrittore tunisino Shukri al-Mabkhout (trad. di Barbara Teresi; Ed. E/O), ha la forza suadente delle antiche storie vocali.

L'italiano

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Romanzo che racconta una rivolta meno conosciuta, in Occidente, delle Primavere Arabe: quella che ha scosso la Tunisia tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, all’alba della presa del potere da parte di Ben Ali. È la storia di Abdel Nasser, giornalista affermato, con un trascorso ribelle nel movimento studentesco, ormai disilluso, stanco di combattere contro i mulini a vento. È la storia del suo amore per la bellissima e passionaria Zeina. È la storia di un Paese condannato, per colpa di chi sta al timone di comando, a soccombere alla corruzione, al degrado e al maschilismo.

L’Italiano è un libro dolce, teso, spietato e lineare, nonostante le molte disgressioni e i tanti flashback. Lo stesso fermento sociale, che vedeva i novelli islamisti contrapposti ai giovani che chiedevano istanze più liberali, viene raccontato attraverso un flusso di vicende che convergono tutte al momento della storica destituzione del presidente Habib Bourguiba per mano di Ben Ali, che dal 1987 guiderà il paese fino alla Primavera Araba del 2011. Si tratta di un momento epico anche per il protagonista: Abdel Nasser vivrà in questo periodo, infatti, il climax della sua relazione con Zeina, che sfocerà verso un tracollo prevedibile e, paradossalmente, irrinunciabile.