Queste sono le parole di Giosuè Bruno Naso, legale di Massimo Carminati, in un’intervista rilasciata questa mattina a Radio Cusano Campus a proposito di quanto successo tra ieri e mercoledì scorso, riferendosi al saluto romano dello stesso Carminati e di Riccardo Brugia, entrambi detenuti al 41 bis a Parma e Terni, trasmessi in videoconferenza nell’aula bunker di Rebibbia, durante la deposizione di Salvatore Buzzi, anch’egli al 41 bis e in collegamento dal carcere di Tolmezzo.

 

Mercoledì al termine dell’udienza, alla fine della deposizione di Buzzi (“Eravamo la Terza Internazionale più Carminati”) prima Brugia e poi Carminati si esibiscono nel saluto fascista. Ecco cosa afferma l’avvocato Naso:

Se dobbiamo essere seri, dovremmo chiuderla qui con il riferimento a questa storia del saluto romano, del saluto fascista. Bisognerebbe chiedersi perché tutta questa attenzione, come mai questa attenzione quando ci stiamo avviando verso la conclusione del processo. Sta rendendo le sue dichiarazioni Buzzi, alla fine del mese, per la prima volta nella sua storia processuale, anche Massimo Carminati si sottoporrà ad esame e poi dopo Pasqua comincerà la discussione, per cui una sentenza è ragionevolmente prevedibile per prima dell’estate.

E allora guarda un po’, determinate fonti giornalistiche normalmente sensibili o comunque in sintonia alle indicazioni che provengono dalla Procura, notano il gesto di Carminati, che è un gesto ovviamente di saluto e di esultanza all’amico Brugia, che a sua volta, prima di lui, lo aveva salutato. Io sto riferendo quello che mi ha raccontato mia figlia, perché non sono stato in aula a vedere questo filmato, ma mia figlia mi ha riferito che i due si sono salutati e ovviamente l’unica forma di saluto possibile è quella di agitare le braccia, perché non credo che un contenuto e signorile gesto del capo sia visibile attraverso lo schermo.

Del resto parliamo di due persone, Carminati e Brugia, che ostentano la loro amicizia da mezzo secolo, che prima si vedevano tutti i giorni, in comunione umana e personale, loro e le loro famiglie. Il fatto che approfittino di un momento finale per mandarsi un segno di saluto non significa assolutamente nulla. Non si possono scrivere, parlare, sentire o vedere. Forse persino Brugia e Carminati coltivano dei sentimenti… Forse anche loro possono approfittare di un momento in cui si vedono sui rispettivi schermi per salutarsi. Apologia di fascismo per questo gesto? Da Carminati sarebbe vissuto veramente come un assist.

Se dopo tutto questo can can a carico di Carminati residuasse una contestazione di apologia di fascismo, vorrebbe dire che veramente di più e di meglio non sono stati in grado di mettere insieme in questi due anni di dibattimento. Come in realtà è stato, soprattutto per l’accusa di associazione di stampo mafioso, per la quale non è emerso nulla di preoccupante per gli imputati.

Naso ci definisce “determinate fonti giornalistiche normalmente sensibili o comunque in sintonia alle indicazioni che provengono dalla Procura”. Vorremmo tranquillizzare l’avvocato su un punto, il Fatto non ha ricevuto nessuna indicazione dalla Procura a riguardo ed è normalmente sensibile, in genere, alle notizie. Il sottoscritto, presente in aula bunker mercoledì scorso, si è limitato a seguire fino alla fine le parole di Buzzi, guardando lo schermo dove in altri riquadri venivano trasmessi anche Brugia e Carminati. Il saluto fascista dei due per il Fatto è una notizia, non avendo a disposizione le immagini abbiamo chiesto al nostro disegnatore Emanuele Fucecchi di realizzare una illustrazione, pubblicata, con l’articolo, sull’edizione in edicola giovedì scorso. Il Tribunale ieri ha ritenuto doveroso acquisire le immagini, sempre ieri mandate in onda da Rainews24 che le ha recuperate, e trasmetterle alla Procura, che dovrà valutare se perseguire Carminati e Brugia anche per apologia di fascismo. E’ chiaro che non sarà la maggiore preoccupazione per Carminati, ma quello che dobbiamo chiederci è se lo Stato può consentire di farsi sbeffeggiare in questo modo in un’aula di tribunale durante un processo così importante, per Roma e per l’Italia, senza batter ciglio.

Come al solito abbiamo soltanto cercato di fare il nostro lavoro al meglio e non ci preoccupa, come siamo certi non preoccupi il collega de L’Espresso Lirio Abbate, la continua delegittimazione della stampa adottata come strategia difensiva dai legali di Carminati.