Per alcuni un nuovo passo verso l’affermazione del diritto alla genitorialità anche per le coppie omosessuali, per altri una decisione “inaccettabile”. La sentenza storica del tribunale dei minori di Firenze, che ha riconosciuto l’adozione di due fratelli a una coppia di uomini italiani residenti nel Regno Unito, spacca ancora una volta la politica. Il tema, su cui il Parlamento non è riuscito a trovare un accordo nella legge sulle Unioni civili approvata nei mesi scorsi, è costantemente trattato nelle aule di tribunale che, il più delle volte, si trovano a sopperire al vuoto legislativo. Dopo lo stralcio della parte del provvedimento che prevede l’adozione del figlio del partner, è stata avviata una indagine conoscitiva a Montecitorio: la relazione non preclude alle adozioni per le coppie dello stesso sesso. Ma è solo uno dei passi preliminari di un processo che si preannuncia molto lungo.

I contrari: da Salvini a Sacconi
Il tema delle adozioni gay è una delle bandiere della destra che si professa in difesa della famiglia tradizionale. “Esiste una parte della magistratura”,  ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini, “che ormai fa sfacciatamente politica. E’ inaccettabile una sentenza che riconosca un’adozione in favore di due uomini. Che governo e parlamento rendano più veloci le adozioni per le coppie di uomini e donne. La Lega Nord ora e sempre dirà no alle adozioni gay e agli uteri in affitto”. Il presidente della commissione Lavoro ed esponente del Nuovo centrodestra (quindi parte della maggioranza che sostiene il governo Gentiloni) Maurizio Sacconi non ha usato parole più morbide: “Prosegue”, ha detto, “la serie dei provvedimenti e delle sentenze a carattere creativo nella materia antropologica”, ha detto. “Il Parlamento viene delegittimato da un corpo dello Stato nel quale tutto è possibile. Il Csm ha il dovere di esercitare il suo potere di autodisciplina quando l’innovazione non ha la minima base giuridica. Così come il ministro di Giustizia non può rimanere alla finestra di fronte ad atti che lacerano la coesione nazionale”. Infine la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che ha chiesto allo Stato di sollevare il conflitto di attribuzione e bloccare la decisione: “È una sentenza ideologica e illegale: non è la magistratura a fare le leggi, ma il Parlamento. Fratelli d’Italia chiede ai presidenti di Camera e Senato di sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale per difendere le prerogative che la nostra Costituzione attribuisce al Parlamento e mettere fine una volta per tutte alle sentenze creative della magistratura”.

I favorevoli: dalla dem Concia ai Radicali
Sul tema si sono esposti in senso positivo in pochi. Una delle voci fuori dal coro è stata quella di Paola Concia, assessore Pd al comune di Firenze e storica attivista Lgbt: “E’ una notizia che dà una bella energia”, ha detto, “e che dimostra che quando il Parlamento non fa le leggi, il tribunale lo sostituisce”. E ha aggiunto: “Il fatto che debba essere il tribunale a sostituirsi al legislatore, non va bene, perché in un paese civile i parlamenti fanno le leggi e i giudici le applicano”. Infine, lodando ancora l’operato dei giudici, l’assessora ha sottolineato che “la sentenza è stata emessa nell’ottica del buon senso, nell’assoluto interesse dei minori”. Hanno esultato anche i Radicali: “La decisione”, ha detto il segretario Riccardo Magi, “ha una portata storica che va ben oltre il ‘dibattitino’ sulla stepchild adoption, estendendo ai ricorrenti pieni diritti e doveri di genitorialità senza che vi siano legami genetici tra i due e i bambini. Con questa sentenza si compie un altro passo fondamentale verso l’affermazione del diritto delle persone omosessuali a una vita familiare piena: un diritto riconosciuto dalle convenzioni internazionali e dalle legislazioni di tanti Paesi in cui le coppie dello stesso sesso possono accedere alle tecniche di fecondazione assistita, alla gestazione per altri e anche all’adozione. Davanti alle sentenze che si susseguono sempre più frequenti e che smantellano i divieti discriminatori della legislazione italiana, il legislatore non può più fare finta di nulla”.

Gli appelli delle associazioni: “Ora tocca alla politica”
Gli attivisti chiedono ora che sia la politica a fare il passo che manca per evitare che tutti ricorrano all’intervento della magistratura per sanare il vuoto legislativo. “Quello che è successo oggi”, ha detto Aurelio Mancuso di Equality Italia, “è un fatto importantissimo e pone al nostro paese, con ancora più forza, la necessità che sia presto riformata la legge sulle adozioni, ormai non più in grado di disciplinare una materia complessa e in piena evoluzione. La sentenza, la prima nel suo genere, pone nella giusta luce un tema su cui si fa molta confusione. La capacità genitorialità omosessuale è un fatto, e va disciplinata allo stesso modo con cui è normata quella eterosessuale”. Il portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo ha aggiunto: “Ci chiediamo per quanto tempo ancora i tribunali dovranno sostituirsi al Parlamento, è sempre più urgente una legge sulle adozioni per tutti, anche per i gay”.