La distanza è “insuperabile” e il non meglio specificato “approccio innovativo”, dice l’azienda, è ormai una via troppo stretta da percorrere. Il numero degli esuberi? “Non è un elemento di scambio durante una trattativa“. Con una dura lettera indirizzata alle rappresentanze sindacali, Sky Italia ha messo un punto di non ritorno nel braccio di ferro con i tecnici nato in seguito alla decisione della pay-tv satellitare di chiudere la redazione romana e spostare il personale a Milano. Se le sigle non ammorbidiscono la loro posizione, sono fuori dalla trattativa e si procede con “modalità alternative”: in primis un faccia a faccia diretto con le persone coinvolte. Tradotto: disintermediazione e contrattazione individuale. Una sorta di guerra fratricida al ‘chi prima arriva, meglio alloggia’ tra i 262 lavoratori coinvolti nelle categorie tecnici, fonici, montatori, assistenti di studio, controllo camere e mixer video. In 54 verranno licenziati, 162 dovranno traslocare a Milano e appena 46 rimarranno a Roma.

“Il numero degli esuberi non si negozia” – La strada è tracciata e le cifre sono indiscutibili, avvisano i vertici, nonostante la lettera inviata da Susanna Camusso al premier Paolo Gentiloni nella quale la numero della Cgil denunciava la mancata apertura della procedura di licenziamento e invocava un tavolo istituzionale a Palazzo Chigi. Sky picchia duro: “Il numero degli esuberi non è una variabile utilizzabile come elemento di scambio su un tavolo di trattativa – si legge nella comunicazione giunta ai sindacati martedì 7 marzo dalle Risorse umane – il nostro piano è volto ad un recupero di efficienza definito tecnicamente e nel dettaglio e non derivato da dinamiche di natura negoziale”. E ancora, riguardo alla chiusura della redazione nella Capitale: “Abbiamo ripetutamente spiegato le ragioni della necessaria e non più rinviabile innovazione tecnologica che rendono insostenibile la nostra presenza a Roma nella forma e consistenza attuale, quando a Milano godiamo di spazi e infrastrutture già all’avanguardia per le nostre attività”.

“Categorie protette in esubero”, “Falso” – Agli uomini di Murdoch non è piaciuto anche “il tono offensivo di alcuni comunicati ricevuti” che, insieme alle dure prese di posizione e alla richiesta di una negoziazione ampia, “appaiono finalizzate a prendere tempo per evitare il dibattito serrato ed impegnativo che sarebbe necessario sul merito delle questioni”. Il riferimento alle note dei sindacati è preciso: le Rsu di Roma e Italia Centro-Sud sostengono infatti che Sky abbia messo “in atto pressioni e minacce verso i lavoratori, in modo particolare verso coloro che fruiscono di tutele previste dalla legge 104, appartengono a categorie protette o hanno situazioni famigliari o personali che li rendono soggetti particolarmente sensibili o deboli verso tali attacchi”. Proprio queste categorie – come aveva raccontato ilfattoquotidiano.it – verrebbero considerate automaticamente degli esuberi. Accuse “gravi e pesanti” che le Risorse umane definiscono “manifestatamente infondate” e “rappresentative di un gratuito e deliberato attacco nei confronti dell’azienda, al di fuori di qualunque tollerabile dialettica di relazioni industriali”.

Muro contro muro – “Siamo sempre stati disponibili a trovare ogni possibile soluzione concreta per la mitigazione degli impatti sulle persone coinvolte nella necessaria trasformazione industriale – continua la lettera – Su questo, purtroppo, non abbiamo ancora mai avuto l’opportunità di un reale e concreto confronto con voi”. Il confronto, nelle intenzioni di Sky, sarebbe servito a “verificare in tempi brevi l’interesse per il nostro approccio alternativo, in modo da renderlo compatibile con la complessa sequenza di eventi tecnici e organizzativi legati al trasferimento delle attività da Roma che deve essere realizzato entro la fine dell’anno”. Erano state proposte quattro date, ma non si è mai arrivati a sceglierne una da fine gennaio ad oggi. I sindacati non hanno mai arretrano, compatti: vorrebbero discutere in un tavolo istituzionale di “tempistiche, piano industriale e ritiro degli esuberi dichiarati”, scrivevano cinque giorni fa le delegazioni aziendali di Slc-Cgil, Uilcom e Fistel-Cisl in un comunicato. Lunedì le segreterie nazionali hanno ricordato ai vertici che “avrete la necessità di confrontarvi con noi” e hanno sottolineato le assunzioni con Jobs Act nella sede milanese proprio mentre è in atto un piano lacrime e sangue, nonostante l’aumento dei profitti. Ma i punti di partenza sono inconciliabili, secondo Sky: “La distanza tra la vostra posizione attuale e le esigenze che il nostro approccio innovativo avrebbe comportato, ci portano con rammarico a non vedere più le condizioni per intraprendere fruttuosamente il percorso proposto”. Se i sindacati restano in trincea verranno scavalcati. Si passa al confronto diretto con i lavoratori. A quel punto varrà solo un vecchio adagio: ‘chi prima arriva, meglio alloggia’.

La risposta dei sindacati: “Serve un tavolo” – I sindacati però non arretrano. Nel pomeriggio di mercoledì, i rappresentanti hanno incontrato i tecnici in assemblea per concordare la risposta all’azienda. “Chiederemo un incontro alle istituzioni a tutti i livelli, augurandoci che anche Sky sia disponibile a sedersi a un tavolo serio per trattare a tutto campo, iniziando da un piano industriale fino agli esuberi – spiega il segretario della Uilcom Pierpaolo Mischi a ilfattoquotidiano.it– Insistiamo affinché l’azienda li ritiri e si ponga il problema dei trasferimenti: la tecnologia può venire incontro in questo momento per permettere un lavoro a distanza”. Per questo verranno interpellati il ministero dello Sviluppo Economico guidato da Carlo Calenda, ex manager di Sky Italia, e il ministro Giuliano Poletti, titolare del Lavoro. Al momento non è esclusa anche la proclamazione di un nuovo sciopero: sarebbe il terzo da quando Sky ha reso noto il suo piano.

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