Famiglie che vivono a impatto (quasi) zero, l’esperimento è possibile? Famiglie che autoproducono (crackers, dentifricio, detersivo) che comprano sfuso e senza imballaggi, riducendo al minimo i rifiuti anche quelli riciclabili. Famiglie che mangiano sano e a km zero, che si muovono senz’auto, in bici, coi mezzi pubblici. Famiglie che risparmiano e così possono lavorare meno e avere più tempo per vivere… sono possibili?

Due giorni fa sono stata ospite di Geo Geo, per rispondere a questa domanda. E’ stata una piccola testimonianza, una goccia nell’oceano. Sveva Sagramola, giustamente ha detto: “Questa famiglia non è un caso isolato, c’è dietro una rete, sono in tanti”. E potremmo essere molti di più, se solo le istituzioni incentivassero e favorissero questi comportamenti, penalizzando l’inquinamento e il consumismo acritico con leve fiscali e severi divieti.

Leve fiscali? Divieti? Sento già i mugugni.

Eppure pensiamo a un dato. Il Fmi (Fondo Monetario Internazionale, di certo non un’associazione ambientalista) ha affermato: “I costi dell’energia sono errati, non riflettono i danni creati all’ambiente in particolare non riflettono le esternalità […] L’uso di veicoli privati produce traffico, morti premature, incidenti con feriti. Si stima che i costi associati a questi fenomeni siano pari a circa 10 dollari per litro (di petrolio)” (tratto da Ambiente, clima e salute di Alberto Bellini).

Oggi il petrolio costa circa 0,18 dollari per litro. Tutto ciò che deriva dal petrolio (plastica, benzina, diesel) ha quindi un costo falsato, dovrebbe costare 55 volte tanto. Ma se costasse 55 volte tanto, useremmo l’auto come la usiamo oggi? Useremmo e getteremmo plastica come facciamo oggi? Anche la Carbon Tax sarebbe un’ottima leva: tassare tutto quello che sprigiona CO2 in atmosfera.

Una signora mi ha scritto: “Grazie per la tua testimonianza, io vivo senz’auto in una grande città del Sud Italia, ma i mezzi pubblici funzionano poco, e i nostri conoscenti ci deridono e ci criticano per questa scelta”.  C’è da preoccuparsi. Se rinunciare all’auto è un atto che sfiora l’eroismo, deriso, osteggiato e combattuto, da cittadini e governanti, in che paese viviamo? In che tempi viviamo?

“Viviamo strani tempi in cui aggressività e indifferenza sono normalità; rispetto e attenzione comportamenti da eroi. E’ il pianeta dell’incontrario dove chi cerca di condurre uno stile di vita che tiene conto della salute, della qualità della vita, dei diritti degli altri, dei limiti della natura, è considerato un fissato, un masochista, addirittura un pericoloso sovversivo. Chi spreca, chi inquina, chi distrugge, chi aggredisce, è ritenuto un bravo cittadino che contribuisce al miglioramento sociale ed economico della nazione. Da dove deriva tanta follia?” dice Francesco Gesualdi nella postfazione al mio libro Impatto Zero-Vademecum per famiglia a rifiuti zero.

Quando vado nelle grandi città mi sento dire “Ma il tuo stile di vita non è possibile in una città grande”, quando vado nei paesini mi dicono “ma il tuo stile di vita non è possibile in un paesino” e poi “ma il tuo stile di vita non è possibile in collina”, “ma il tuo stile di vita non è possibile in pianura”, “ma il tuo stile di vita non è possibile in montagna”, “ma il tuo stile di vita non è possibile… a Faenza” (dove io stessa vivo!!!).

Se a Copenaghen ci sono 27 auto ogni 100 abitanti, e Oslo vuol diventare totalmente “car free“, se anche nelle Alpi si può fare trekking senz’auto, se in vari comuni piccoli e grandi si abbatte già il muro dei 100 kg di rifiuti pro capite, se in una megalopoli come San Francisco si vietano le bottiglie di plastica e si fa porta a porta, vuol dire che tecnicamente e praticamente non ci sono scuse. Vivere a impatto (quasi) zero è possibile, se solo lo si vuole.

Ma non aspettiamo che tutto ci cali dall’alto, muoviamoci noi stessi, facendo pressione politica e vivendo con più coerenza possibile. Non abbiamo più molto tempo. Di fronte ai cambiamenti climatici, gli scienziati dicono che il punto di non ritorno è tra 10 anni.

E’ urgente invertire la rotta, ridurre i consumi e il nostro impatto nel pianeta. Ridurre gli stili di vita è una questione anche di equità. Il 20% della popolazione vive consumando l’80% delle risorse mondiali, mentre la parte più povera che è l’80% consuma solo il 20% delle risorse. La disparità tra nord e sud è insanabile: se i poveri raggiungessero il nostro stile di vita non basterebbero altri 2 pianeti per attingere alle risorse… Se vogliamo tutti vivere più equamente, senza migrazioni forzate, guerre, carestie… il primo passo è ridurre il nostro stile di vita. E lo si può fare con gioia. Come dice anche Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Si’La sobrietà vissuta con consapevolezza è liberante, non è meno vita, non è meno intensità ma tutto il contrario”.