Nel corso della mia attività con PeaceLink ho avuto modo di scoprire l’attività di molti attivisti ambientali e vorrei sfruttare questo spazio per parlare di alcune esperienze degne di essere raccontate. In Italia c’è una varietà di esperienze non ancora conosciute come invece meriterebbero. Esperienze che non rientrano sotto l’ombrello delle classiche associazioni ambientaliste. Sono esperienze eretiche e scomode, che coltivano strade originali e che soprattutto nascono dal basso. Mi sono preparato un primo elenco.

Chiunque voglia segnalare qualcosa di nuovo, può usare lo spazio dei commenti in questo blog per condividere e far sapere cosa bolle in pentola nella propria regione, nella propria città, sul proprio territorio.

Acciaierie

Trieste – Una delle prime cose che mi ha colpito occupandomi di Ilva è che ci sono tante situazioni simili e che sono sorti gruppi preparati che studiano i processi siderurgici inquinanti acquisendo competenze e andando in profondità. Uno per tutti è l’associazione NoSmog di Trieste, attiva nel quartiere di Servola dove fuma e produce la Ferriera. Gli abitanti di Servola “sono in uno stato di pre-malattia chiaramente causato da contaminazione ambientale”, ha osservato il prof. di Biochimica all’Università di Trieste Ranieri Urbani.

Cremona – Non meno preoccupante è la situazione di Cremona, dove la diossina è stata trovata nelle uova. Ma chi ha puntato il dito contro l’acciaieria di Arvedi ha ricevuto il severo rimprovero del direttore dell’Arpa di Cremona, Paolo Beati, il quale ha dichiarato: “Devo anche dire che mi infastidisce il fatto che escano sui giornali notizie allarmistiche infondate. Fare del terrorismo mediatico, specialmente in un momento come questo, di forte crisi, è un grave errore”. E ha aggiunto: “Stiamo parlando di una delle più grandi aziende del territorio, bisogna essere cauti… L’Arpa ha un rapporto di stima reciproca con l’azienda”. Parlare di inquinamento a Cremona non è facile. Beatrice Ruscio ha incontrato i cittadini per discutere dello stretto rapporto fra industrie, politica e inquinamento. In città, però, il mal di pancia verso l’acciaieria è forte anche se, per ora, il percorso di presa di coscienza avviato è ancora tutto in salita.

Piombino  – Anche qui parlare di acciaio e inquinamento è difficile. Mettere in discussione l’altoforno è stato sempre un’eresia e persino Legambiente ha partecipato alla mobilitazione per tenerlo in funzione. Ora l’altoforno è spento. Recentemente c’è stata una manifestazione per farlo ripartire: “Qui torneremo a produrre acciaio e non ci fermeremo finché tutti non saranno tornati al lavoro. La nostra gente lotterà fino alla fine”, ha dichiarato il sindaco Pd Massimo Giuliani. “Ci fermeremo solo quando l’acciaieria ripartirà“, ha gridato dal palco Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom. Eppure il profilo di mortalità osservato nella popolazione residente maschile di Piombino mostra un eccesso per le malattie dell’apparato respiratorio, digerente e genitourinario, si legge nello studio Sentieri.

Centrali a carbone

Liguria – Ho avuto il piacere di conoscere il gruppo di Uniti per la Salute di Savona. Nel marzo 2014 la Procura della Repubblica ha decretato il sequestro della centrale Tirreno Power di Vado Ligure nell’ambito di un’inchiesta per inquinamento che ha avuto come cardine un’impressionante perizia epidemiologica, molto simile a quella di Taranto per l’ampiezza dei danni da inquinamento emersi. Ben 400 vittime. “Senza la centrale di Vado tanti decessi non ci sarebbero stati”, dichiarò nel febbraio del 2014 il procuratore capo di Savona, Francantonio Granero.

Basilicata – Un campo molto interessante e difficile è quello dei conflitti ambientali in Basilicata dove sono nate esperienze innovative per contestare i danni prodotti dalle estrazioni di petrolio. Cova Contro è un’associazione molto attiva e concreta che ha fatto cose innovative promuovendo analisi di laboratorio, controlli sul campo e battendo il difficile percorso della “citizen science”. In questo contesto è nato l’esperimento di controllo ambientale dal basso di AnalizeBasilicata. La difficile lotta che si sta svolgendo lì in Basilicata ha al centro una questione semplice, vitale, ma spinosissima: l’accesso alle informazioni sugli alimenti per verificarne la contaminazione da inquinamento ambientale.

Lascio la parola a voi che state leggendo. Segnalate nello spazio per i commenti quello che reputate importante e che “non fa notizia”. Segnalate storie, realtà vitali, associazioni impegnate eticamente, comitati scomodi, scandali taciuti, problemi minimizzati. Documentate tutto segnalando siti, pagine web, blog, notizie di giornale. Con il vostro aiuto potremo anche inserire nuove informazioni georeferenziate per l’atlante dei conflitti ambientaliAbbiamo appena cominciato un viaggio eretico nell’Italia inquinata, quella che viene relegata nella cronaca locale, quella declassata in serie B perché la salute non conquista la prima pagina e – chissà perché – non diventa notizia nazionale.
Cercherò di mettere la lente di ingrandimento sulla vostra storia.