Partiamo da queste parole: “Lo stadio della Roma (quando se lo compra) è un regalo al costruttore. Punto (il calcio è solo una scusa)”. A scrivere queste parole non è stato uno dei molti ambientalisti che si è opposto, giustamente aggiungiamo noi, allo stadio della Roma, ma il sindaco di Roma, Virginia Raggi, in un tweet del 18 dicembre 2014.

Ci sentiamo di scartare che sia una fake news, perché il tweet è stato inviato dall’account ufficiale di Virginia Raggi, a meno che qualche ortodosso del pensiero grillino non arrivi a provare che  sia colpa degli hacker russi. Dunque, se il M5S era dichiaratamente ostile allo stadio, tanto da votare contro la delibera presentata ai tempi della giunta Marino nel 2014, cosa è cambiato da allora? La tesi per giustificare l’opera è la seguente: noi non c’entriamo, ce la siamo ritrovata tra le mani e se non andiamo avanti rischiamo cause milionarie. Verrebbe da dire che anche ai tempi delle Olimpiadi di Roma si minacciavano cause milionarie da parte del comitato promotore e dallo stesso Giovanni Malagò, presidente del Coni, il quale evocò esplicitamente la fattispecie del danno erariale, stimato per 20 milioni di euro. Ma questo non scoraggiò la giunta Raggi dal votare contro le Olimpiadi di Roma. Due pesi e due misure, questo pare evidente.

Nei giorni scorsi i deputati pentastellati, che oramai presenziano quotidianamente gli schermi televisivi a tutte le ore, affermano chiaramente che lo stadio della Roma è un loro obbiettivo, e che si farà, come ha dichiarato di recente Alessandro Di Battista. Era nel programma del M5S? Come noto, la Rete non dimentica niente e qualcuno si è preso la briga di andare a leggere il programma elettorale del M5S a Roma presentato nel 2016. Al di là delle generiche linee programmatiche, in nessun punto si parla dello stadio della Roma, e le priorità del M5S per la città erano piuttosto diverse: si parla di valorizzazione delle aree verdi e potenziamento delle piste ciclabili, e a pagina 25 dove sono elencate le politiche sociali l’obbiettivo è “il superamento e la chiusura graduale dei campi rom”, proposito disatteso poiché la giunta Raggi ha dato il via al bando per lo stanziamento dei fondi per i sei campi rom ancora attivi, e allo stesso tempo ne ha autorizzato la costruzione di uno nuovo. Attenzione, anche qui non è fake news, ma atti ufficiali del Campidoglio che chiunque può reperire dal sito del comune di Roma. Lo diciamo perché ormai chiunque osi contraddire la parola del M5S o di Beppe Grillo, viene minacciato di querele, quindi prima o poi ci si aspetta di finire nella black list scritta da Di Maio; accade anche questo ai tempi del ministero della Verità a 5Stelle.

Ora veniamo al discorso delle cubature dello stadio della Roma: attualmente l’86% è ancora dedicato ad alberghi ed appartamenti, mentre il 14% allo stadio. La Raggi dichiara che sta lavorando per “trovare una via di mezzo”. Di grazia, che vuol dire via di mezzo? Se lo stadio non corrisponde ai criteri di pubblica utilità, non si fa, punto, come disse la stessa Raggi nel 2014. Se anche le cubature degli alberghi e dei palazzi fossero ridotte del 25%, come si ipotizza, resta il fatto che lo stadio è opera marginale in questo progetto. Qui si vuole costruire un intero quartiere attorno allo stadio, evidentemente. Sul blog di Grillo scrivono che “non ci sarà assolutamente nessuna colata di cemento”. Forse nell’ingegneria edilizia del M5S avranno trovato il modo per fare palazzi di Tetra Pack, ma ci risulta che sia ancora il cemento il materiale ancora utilizzato nelle costruzioni. Quindi, è del tutto chiaro che siamo di fronte ad una speculazione edilizia che serve a far guadagnare fondamentalmente tre soggetti: Unicredit, la banca creditrice con il proprietario del terreno, Luca Parnasi, per l’appunto il proprietario del terreno, e James Pallotta, proprietario del futuro stadio della Roma. Non c’è nessuna pubblica utilità, ed è una delle più grandi speculazioni immobiliari che Roma ricordi da 25 anni, come ha sostenuto l’assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, che per questo ha dato le sue dimissioni irrevocabili. Nemmeno le giunte Rutelli-Veltroni arrivarono a tanto.

A questo punto non è ardito chiedersi cosa garantisce che il M5S non andrà al governo con il Pd dopo le elezioni politiche, anche se al momento esclude qualsiasi alleanza? Se gli impegni elettorali vengono traditi così palesemente a livello locale, perché dovrebbe andare diversamente a livello nazionale? Dichiarano un obbiettivo, e poi fanno l’esatto contrario. E se lo scrivi, ti querelano , è questo il messaggio che diffonde il M5S. E ora si passa dalla stampa persino alla rete. Querele per siti web, come ieri formiche.net, e non solo per giornali, querele per tutti. Questa si chiama intimidazione e nessuno in politica si era mai spinto a tanto.