Lo ammetto: non tutte le uscite del presidente Donald Trump sono felici. Vi è un’uscita che, tuttavia, mi è sembrata particolarmente illuminante. Secondo Trump, l’euro è un marco mascherato e la Germania ha sfruttato per anni le nazioni “deboli” (con monete deboli, stile lira) per “tener giù’” il valore dell’euro e poter esportare di più.

Ok, il tema è semplice. Se io vendo, poniamo, tanti prodotti (e sono una nazione) nella mia moneta (poniamo il marco) le nazioni (diciamo le aziende in quelle nazioni che comprano il mio prodotto) lo compreranno in marchi, quindi la domanda di marchi tenderà a salire (legge base della domanda e offerta). Dato un numero più o meno definito di un prodotto (o una moneta) se vi è scarsità tale prodotto o moneta si apprezzerà (cioè ce ne sta poca in giro aumenta il suo valore). L’export tedesco spinge di brutto.

Ora chiudiamo gli occhi e immaginiamo quanto sarebbe bello per una nazione che esporta tanto ma ha una moneta forte (ottima per comprare ma non tanto per vendere) se potesse magicamente abbassare il valore della propria moneta. Servirebbero nazioni “povere” con una moneta di valore inferiore che “tirino giù” il marco.

Caso vuole che già nel 2012 Der Spiegel abbia messo le mani su una serie di documenti nei quali si dibatteva l’utilità di avere le nazioni “povere” dentro nell’Unione europea. La seconda pagina della analisi è emblematica “not without Italians”, non senza gli italiani. Il concetto era “devon star dentro pure loro, tanto i loro libri contabili in qualche modo li han sistemati (per ora), grazie al signor Prodi e il signor Ciampi e quindi dai tiriamoli dentro”.

Se oggi una nazione “grossa” e con un’economia un po’ in crisi (facciamo l’Italia ma anche la Francia) decidesse di uscire dall’euro, la moneta europea si apprezzerebbe (spinta dal benessere di esportazioni tedesco) e per la Germania sarebbero problemi seri. In pratica ad Angela Merkel torna utile che vi siano nella moneta unica paesi deboli. Restando dentro, permettono alle esportazioni tedesche di essere competitive e, dulcis in fundo, ai prestiti che la Germania ha elargito di essere ripagati (in verità l’interesse di una banca non è mai il debito in sé, ma gli interessi che esso genera, meglio se un debito sarà ripagato in molti anni, più interessi per tutti).

Trump, che non è uno stinco di santo ma nemmeno uno sprovveduto, ha capito che un’Europa frantumata potrebbe essere un bocconcino sfizioso per una “America First”. Come tutti sanno molte nazioni hanno ambito a diventare “the second” a partire dalla Svizzera, Germania sino all’Italia e all’Iran. Cosa scegliere, quindi, se avessimo la possibilità? Trump e l’America o Frau Merkel? L’America attuale ha una politica estera pseudo-isolazionista, del tipo prima noi poi Dio. La Germania ha da sempre una politica Gott Mit Uns.

Facciamo i pratici, dati Istat alla mano su esportazioni verso Usa e Germania. Se l’export tedesco decresce, decresce anche il nostro export verso di loro, dato che i tedeschi son più bravi di noi a vendere all’estero (fan sistema, una cosa che noi italiani “boh ci stiamo lavorando”). Noi italiani gli vendiamo i semi lavorati e loro vendono il pacchetto finito, come spiega bene questo articolo del Sole 24.

Il rapporto amore/odio che abbiamo con la Germania ha radici antiche, mentre l’amore degli alleati che ci salvarono (più o meno) entusiasma ancora. Il problema è che con la situazione attuale l’Italia è sì, forse, più protetta dal mondo esterno (che per noi italiani è brutto e cattivo) ma più costretta in regole e leggi che a noi mediterranei stanno un po’ strette, e, cosa di rilievo, non tutti gli altri paesi della Ue rispettano (citiamo Francia e Germania dal Telegraph tanto per fare nomi). Un po’ come dire noi italiani siamo babbi e gli altri furbi?

Quindi cosa dovrebbe fare l’italiano medio nel caso (plausibile come si è visto per il referendum di dicembre) di poter esprimere la sua opinione in merito a restare nell’Unione Europea e soprattutto nella “amatissima” moneta unica?

A chi dare la nostra cieca fiducia? Ad un America lontana (che ogni tanto fa qualche guerra per espandere la democrazia e poi ci lascia a noi i cocci da pulire: Libia, Siria, Jugoslavia, Iraq, Ucraina etc..) o a una Germania che ci conta quante matite e penne abbiamo messo a bilancio da acquistare nel 2017?

@enricoverga