Davvero Mentana, potentemente coadiuvato da Gruber, vale tanto auditel quanto pesa. Intanto lo ha dimostrato ancora ieri sera con l’immediato invito a Virginia Raggi in prime time, doveroso nella giornata in cui non si era parlato d’altro che delle polizze che orbitano silenziose attorno al capo del sindaco di Roma. Ma – oltre allo scatto d’occasione, agevolato dalla circostanza di poter prendere il posto di una semplice replica di Crozza (che se fosse stato previsto l’originale in diretta, anche Raggi avrebbe dovuto attendere un’ora più tarda) – c’è da aggiungere l’accortezza con cui La7 è riuscita a monopolizzare l’intero territorio fra governativismo e opposizionismo, fra l’incazzatura e la governabilità, in cui si aggira la politica in attesa di qualche idea progettuale. Grazie a questo posizionamento che comprende gli opposti un esponente politico d’alto rango difficilmente rifiuta un invito di La7 anche se non l’ama. E così è stato per Virginia Raggi, adeguatamente interrogata da Mentana per un’oretta buona.

Mentana, un po’ per carattere, un po’ per tenersi buoni i grillini per altre ospitate (vista l’aria, non mancheranno occasioni) e un po’ per evitare il sovrattono drammatizzante dato che la situazione era abbastanza drammatica da sé sola, si è ben guardato dall’atteggiarsi a Robespierre. Ma ha fatto le domande che doveva fare senza troppo entrare nel merito delle risposte.
A noi, a casa, restava il compito di formarci la nostra opinione dell’esponente M5S (“io sono in pieno nel Movimento“) non tanto attraverso le argomentazioni, ma piuttosto osservandone il linguaggio come ci capita con i reality a base di confessionali. Linguaggio che, a dirla in breve, ci è parso disarmato di concetti e sostenuto piuttosto da un repertorio di atteggiamenti ruffianeggianti – sorrisi, capino scosso, cadute dalle nuvole, micro indignazioni verso l’interrogante, eccetera – meccanicamente chiamati in campo. Quell’insieme che nel frattempo su Twitter molti definivano “arroganza”. Almeno finché Raggi non si è ritrovata fra le mani la possibilità di passare, nel finale dell’intervista, dalla difesa all’attacco grazie alla provvidenziale rievocazione dell’episodio della defenestrazione del predecessore Marino, avvenuta non tanto per le assenti colpe in materie di scontrini – cavalcate dalla Raggi che allora gli si opponeva – quanto,  a noi così parve, dalla incapacità di Renzi di inserire quel sindaco un po’ pazzoide nella propria narrazione.

Sta di fatto che Mentana ha radunato una media di un milione di spettatori per due ore, con una permanenza superiore al 20%, che non è poco tenendo conto degli inevitabili zapping quando, finito il reality con Raggi, si è passati alle meditazioni in studio con Bechis e soci. Con quel che ci si prospetta nel prossimo futuro, e con una Rai strutturalmente più impacciata (ieri sera assente) fossimo in Cairo, ci fregheremmo le mani.