Si chiama “Cittadinanza Digitale”, è un progetto importante che parte dalle scuole per dare maggiore consapevolezza all’uso responsabile di web e social. Partecipo all’incontro/restituzione per i genitori della mia scuola (elementare) e viene diffuso un opuscolo che può essere un buon inizio. I genitori presenti non arrivano forse al 10% di tutti i figli iscritti in questo comprensorio, il rimanente 90% (forse) si farà dire cosa s’è detto. Anzi no: meglio la chat di classe, che parlarsi è brutto e confrontarsi dal vivo toglie tempo utile a postare le foto dei figli sul social. Come sempre la maggior parte di chi dovrebbe educare i propri figli è altrove. Tanto c’è la scuola.

Al di là di tutto occorrerebbe trovare un modo per “portare la scuola a casa”, mi son detto. I bambini potrebbero diventare ambasciatori: fra i compiti assegnati se ne potrebbe prevedere uno in cui il figlio intervista il genitore sul tema dell’uso responsabile dello smartphone, utilizzando il cellulare, da restituire alla scuola direttamente col telefonino. Il compito andrebbe svolto per obbligo, il genitore non potrebbe esimersi, sarebbe costretto a rispondere a domande che lo riguardano, tipo “Perché tieni il cellulare a tavola quando mangiamo?” oppure “Perché, se ti sto parlando e ti arriva un messaggino, senti l’emergenza di dover rispondere subito fregandotene del fatto che ti stavo parlando?” ma anche “Perché, prima di dare la colpa al fatto che sono un nativo digitale, non mi insegni che meno uso il telefonino e meglio è?” o “Se proprio non ce la fai… ti va se ti spiego io come si dovrebbe usare responsabilmente?“. L’oggetto del contendere diventerebbe protagonista in positivo, insegnandoci (forse) come questo scatolino ci abbia illuso che abbiamo tutto sottomano e che per educare i figli basta scaricare un’app. Ma è solo un’idea.

Nel frattempo suggerisco di ascoltare questo video: ascoltare, perché stare guardare non serve a un tubo.

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