La correzione richiesta è dello 0,2% del Pil. Cioè circa 3,4 miliardi di euro. La Commissione europea ha ufficializzato in una lettera inviata martedì al ministero dell’Economia l’ammontare dello “scostamento” tra il livello di deficit che Roma aveva concordato con Bruxelles la scorsa primavera e quello che risulta dall’ultima legge di Bilancio varata dal governo Renzi. Un divario che la Ue, come prevedibile, chiede ora all’esecutivo Gentiloni di colmare con una manovra aggiuntiva o misure equivalenti. In caso contrario, Roma rischia una procedura di infrazione per eccesso di indebitamento. Bruxelles attende una risposta entro il primo febbraio e ricorda all’Italia che il rispetto delle regole era “precondizione per la flessibilità assicurata per il 2016″. Come dire che se i conti rimangono fuori linea verrà rimesso in discussione anche lo spazio di manovra di oltre 13 miliardi concesso l’anno scorso. Sullo sfondo resta poi l’attesa per il nuovo rapporto sul debito atteso nelle prossime settimane, visto che il debito/Pil italiano aumenterà anche quest’anno invece che ridursi contrariamente agli impegni presi dall’Italia con le istituzioni comunitarie.

“Nel contesto dell’usuale interlocuzione con la Commissione, il Governo esprimerà la propria posizione, rispondendo alla lettera ed inviando il rapporto sui fattori rilevanti che giustificano la dinamica del rapporto debito pubblico/Pil”, è stato il commento ufficiale del Tesoro alla notizia. Il dicastero guidato da Pier Carlo Padoan ha poi cercato di gettare acqua sul fuoco sottolineando che “il rapporto tra debito pubblico e Pil si è sostanzialmente stabilizzato. È un risultato straordinario alla luce della recessione che si è rivelata più severa di quella degli anni trenta e confrontandolo con la dinamica del debito degli altri paesi dell’Eurozona”.  Il Tesoro ha quindi tenuto a sottolineare che nella lettera dell’Ue “si ricorda la valutazione positiva espressa nel 2016 dalla Commissione europea e dall’Eurogruppo sul rispetto della regola del debito, anche alla luce dei cosiddetti fattori rilevanti, cioè gli eventi che spiegano e giustificano l’evoluzione del debito pubblico. Come già annunciato più volte dalla Commissione, nel 2017 verrà redatto un nuovo rapporto sul debito“.

Secondo via XX Settembre, “gli argomenti utilizzati dal governo in passato sono almeno altrettanto validi oggi, in un contesto di perdurante e, per certi versi, accresciuta incertezza a livello europeo ed internazionale e di inflazione che persiste da troppo tempo a livelli eccessivamente bassi. Peraltro, grazie ad una strategia di politica economica volta a consolidare gradualmente le finanze pubbliche e, al contempo, a rilanciare la crescita, il rapporto tra debito pubblico e Pil si è sostanzialmente stabilizzato. È un risultato straordinario alla luce della recessione che si è rivelata più severa di quella degli anni trenta e confrontandolo con la dinamica del debito degli altri paesi dell’Eurozona”.

Già lunedì 16 Padoan non si era si è sbilanciato sul tema, limitandosi a dire: “Vedremo se sarà il caso di prendere misure ulteriori per rispettare gli obiettivi”. Come è noto, la linea del precedente governo è sempre stata quella di giustificare il maggior deficit con la necessità di far fronte alle conseguenze dei terremoti del Centro Italia e la gestione dell’emergenza migranti. Lo stesso ministro, rispondendo ai rilievi arrivati dalla Commissione già lo scorso ottobre, aveva sostenuto che “il cambiamento nel target sul 2017 rispetto al programma di stabilità del 2016 è largamente spiegato dalle spese straordinarie legate ai rischi sull’immigrazione e sismici“. Bruxelles dal canto suo non sembra intenzionata a calcare troppo la mano, visto che l’aggiustamento richiesto è inferiore ai 5 miliardi di cui si era parlato dopo l’Eurogruppo del 5 dicembre, ma continua a ritenere che l’impatto degli “eventi eccezionali” sia sovrastimato. E che un deficit/pil al 2,3% – dato riportato dal Documento programmatico di bilancio, mentre i calcoli della Commissione salgono al 2,4% – sia inaccettabile, posto che Roma avrebbe dovuto ridurlo all’1,8 per cento.

In giornata anche il capo dello Stato Sergio Mattarella ha concesso un assist a Gentiloni e Padoan sostenendo, da Atene dove era in visita ufficiale, che “è giusto che l’Ue chieda agli Stati membri di avere conti in ordine e finanze a posto, ma lo stesso rigore deve essere utilizzato anche quando gli Stati sono inadempienti sull’immigrazione e altri dossier. Lo stesso impegno ci sia per favorire la crescita e l’occupazione”.