Era ricercato dal 2014 ed è considerato il capo del braccio armato della potente cosca Santapaola di Catania, un tempo alleata dei Corleonesi di Totò RiinaAndrea Nizza, inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi d’Italia, è stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Catania a Viagrande, assieme a due suoi amici che avevano preso in affitto la casa in cui si nascondeva. Probabilmente alla sua cattura si è giunti anche grazie alle indicazioni del fratello del ricercato, Fabrizio, che è un collaboratore di giustizia.

Nizza, 30 anni, si era reso irreperibile dopo una condanna a sei anni e otto mesi nel processo nato dall’operazione “Fiori bianchi“. Droga e arsenali hanno fatto la fortuna criminale di un gruppo che si era creato una sorta di ‘zona franca’ anche all’interno della famiglia Santapaola-Ercolano. Il clan era legato a Cosa nostra, di cui era uno dei più agguerriti ‘bracci armati'”, ma allo stesso tempo si era fortemente specializzato nel traffico di stupefacenti. Con legami transnazionali in Albania e Grecia. E in Italia con Campania e Calabria. Tanto da fare diventare Catania il centro del rifornimento per la Sicilia Orientale. Perché tre piazze di spaccio garantiscono un fatturato da 2,5 milioni di euro al mese, come emerse dall’inchiesta “Carthago” del 6 luglio del 2016 della Dda della Procura di Catania, basata sulle indagini dei carabinieri. Per questo il gruppo reinvestiva in droga e riciclava l’utile in affari commerciali e imprenditoriali. Stringendo alleanze con le cosche rivali, perché quando c’è da fare soldi insieme nella Cosa nostra di Catania non ci sono faide mafiose che tengano.

Da quelle indagini dei militari dell’Arma, che sgominarono i vertici del clan, emerse uno spaccato simile a quello già visto alle Vele di Scampia. Con il fortino dei Nizza, il ‘Palazzo di cemento‘ del rione Librino di Catania, protetto da vedette e da gruppi armati. Ai vertici della zona la famiglia Nizza, con quattro fratelli ai vertici, adesso tutti detenuti. A minacciare la loro stabilità, oltre alle indagini delle forze dell’ordine e le inchiesta della Procura distrettuale anche le dichiarazioni del fratello Fabrizio, che collabora con la giustizia. Le sue ricostruzioni sono servite a rivelare canali di rifornimento della droga, dinamiche e gerarchie e ad accusare Andrea di un omicidio. Ma non a fare catturare il super latitante. A lui i carabinieri sono arrivati, probabilmente, con la più delle tradizionali piste: seguendo la famiglia. Lui non ha opposto resistenza, ed è stato ammanettato.

“E’ un grande colpo per la legalità e nella lotta alla criminalità organizzata. I carabinieri, con un grande e duro lavoro di intelligence di altissima professionalità, coordinati dalla nostra Dda, sono riusciti catturare il latitante più pericoloso della Sicilia orientale” ha affermato il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro.