Non per i soldi, come Pietro Maso. Né per l’odio, come Erika De Nardo. Sarebbero stati i continui litigi per i brutti voti a scuola a spingerlo a far massacrare da un amico i genitori, finiti a colpi d’ascia. Era stato lui a trovare i loro cadaveri con il cranio fracassato e avvolto in sacchetti di plastica, un particolare che aveva subito fatto pensare agli inquirenti che quella fosse una messinscena per simulare una rapina. E così le indagini sul duplice omicidio di Pontelangorino (Ferrara) sono arrivate già a una svolta. Sono stati fermati il figlio sedicenne di Salvatore Vincelli, 59 anni, e Nunzia Di Gianni, 45 anni, e un suo amico di 17 anni, che avrebbe accettato di uccidere in cambio della promessa di mille euro. Il provvedimento è scattato dopo gli interrogatori durati tutta la notte in caserma dei carabinieri a Comacchio. Alla fine entrambi hanno confessato davanti al pm Giuseppe Tittaferrante della procura di Ferrara e alla collega Silvia Marzocchi della procura minorile.

I due adolescenti sono caduti in molte contraddizioni e il loro racconto su come avevano passato la giornata era pieno di falle. Alla fine sono crollati e hanno ammesso di aver massacrato i coniugi, titolari del ristorante “La Greppia” di San Giuseppe di Comacchio. Il 16enne – come ha ricostruito il procuratore capo Bruno Cherchi – da tempo pianificava il delitto. I rapporti con i genitori erano ormai lacerati, forse anche a causa del suo scarso rendimento scolastico (anche se il movente non è stato ancora individuato con certezza). Da qui la voglia di farli fuori. Ma per farlo aveva bisogno di un aiuto. Per questo – secondo l’Adnkronos – avrebbe siglato un accordo con l’amico: 80 euro subito e la promessa di altri 920 dopo il delitto. All’inizio il 17enne avrebbe esitato. Ma alla fine, come ricostruisce ancora l’agenzia, sarebbe stato proprio lui a commettere materialmente il duplice omicidio, mentre il figlio della coppia avrebbe atteso in un’altra stanza che si compisse il massacro perché non aveva il coraggio di assistere a quello scempio. L’amico è entrato nella camera da letto dei Vincelli tramite una porta finestra, lasciata appositamente aperta dal figlio, e ha portato a termine il lavoro.

E’ stato lui il primo a crollare e a consegnare ai carabinieri gli 80 euro ricevuti dall’amico. Dopo la confessione i due hanno fatto ritrovare anche l’ascia e i loro vestiti impregnati di sangue. Avevano gettato tutto in un corso d’acqua a Caprile, frazione adiacente a Pontelangorino, dove fino a qualche mese fa la famiglia Vincelli abitava e dove vive il complice, che compirà 18 anni a novembre.

Ieri intorno alle 13 era stato il ragazzino a dare l’allarme rincasando nella villetta di via Fronte Primo Tronco 100/A. Prima aveva avvertito una zia, poi i carabinieri. Lo aveva fatto piangendo. Nunzia Di Gianni era stata trovata in cucina. Uccisa con sei colpi di scure. A morire per primo, però, era stato Salvatore Vincelli, a cui ne erano stati inferti tre. Il suo corpo era stato trascinato fino al garage. In un primo momento i due adolescenti avevano pensato di inscenare la scomparsa dei coniugi, ma non erano riusciti a portare fuori dalla villetta i due cadaveri e a sbarazzarsene. Così avevano ripiegato sulla “rapina“, inventando di aver trovato la coppia già morta. Ma gli investigatori avevano subito notato che il loro racconto faceva acqua da tutte le parti. E non solo. Perché in casa non erano stati trovati segni di effrazione e non era stato portato via neppure un euro. Per questo fin dall’inizio avevano ipotizzato che fosse stato proprio lui a compiere il delitto, magari con l’aiuto di qualcuno. Un’intuizione che alla fine si è rivelata giusta. Anche se nessuno poteva immaginare che dietro quella carneficina si nascondessero motivi così banali. Qualche litigio e la promessa di mille euro sono bastati per uccidere due persone.