In una delle pagine che compongono l’affascinante mosaico, Elogio dell’America, di Mario Andrea Rigoni (La scuola di Pitagora editrice), un breve testo frammentato che cerca di costruire un ritratto esistenziale e storico della cultura e della società statunitense, si legge un’interessante riflessione sul paesaggio geografico vs casa stanziale: “Nel caso dell’America la geografia è a base di tutto: della psicologia, della politica e anche dell’arte (…) la poesia delle case americane è nella loro aria di provvisorietà, che discende direttamente dallo spirito della frontiera (…) nonostante l’intimità e il calore che possono avere, si direbbe che siano fatte per essere abbandonate da un momento all’altro (…) qui interi paesi si svuotano dell’ultimo abitante non appena è venuto meno il lavoro e l’interesse economico è cessato: è il fascino sinistro delle ghost towns, molto diverso dalla suggestione delle rovine europee”.

Lo spirito della frontiera, il senso di lotta e precarietà, il destino inevitabile dell’abbandono della propria casa, la battaglia fraterna: questo si legge anche in un epico, magnifico, diretto romanzo, pubblicato finalmente anche in Italia (il testo è del 1958 e fu finalista al Premio Pulitzer di quell’anno) da Edizioni SUR, Warlock, di Oakley Hall (traduzione di Tommaso Pincio), storia di un paese, al confine con il Messico, che con la Storia, quella vera con la S maiuscola, ha un enorme debito di somiglianza, data attraverso i personaggi che lo abitano e lo vivono, ricalcando quello che è un concetto chiave della letteratura: ricercare la verità, non i fatti.

Siamo nel 1880 e nella cittadina di Warlock imperversa un’anarchia generalizzata dovuta allo scorrazzare di bande di cowboy razziatori, all’espansione di saloon, giocatori d’azzardo, prostitute, alla lotta tra i minatori e i loro scorretti capi-padroni. Il comitato cittadino, sostituto di un organo ufficiale che possa ristabilire l’ordine e la legge, decide di finanziare un marshal privato. Viene ingaggiato Clay Blaisedell, silenzioso pistolero con le Colt dal calcio dorato, dedito a far rispettare le regole, uomo coerente con se stesso e in cerca di una strada che possa fargli dimenticare i propri fantasmi.

Ma Warlock è molto di più di un semplice romanzo western. Oakley Hall riesce nella difficile operazione di scrivere un autentico affresco, una struggente, dura e polverosa storia corale, dove i confini dei sentimenti, così come la frontiera che fu, traggono forza per diventare mito proprio nel concetto di labilità. Non ci sono buoni e non ci sono cattivi. Ci sono gli uomini e le donne, sporchi di polvere, a volte pavidi, a volte coraggiosi, ottusi, turbolenti, spregiudicati, coraggiosi, spietati. Ci sono giudici alcolizzati, minatori che gridano alla rivalsa sociale, assassini pronti a sacrificarsi per un amico, commercianti con opinioni che cambiano a seconda della luce del giorno, prostitute in cerca di vendetta, vendicatori in cerca di una morte epica. Warlock è un fiume in piena, abitato da una rinfrancante letteratura.

E sempre per la collana BigSur (Edizioni SUR) è uscito un altro libro molto importante, Fragole e sangue. Diario di uno studente rivoluzionario, di James Simon Kunen (traduzione di Anna Rusconi e Carla Palmieri; introduzione di Bruno Cartosio). Testo che affronta la vita quotidiana dell’autore, all’epoca dei fatti ventenne, durante la contestazione alla Columbia University di New York nel 1968. È un memoir ironico, elegante, a tratti scettico che rispecchia il punto di vista di migliaia, forse milioni, di giovani che hanno trovato nella contestazione all’apparato repressivo della scuola reazionaria degli anni ’60 e all’intervento americano in Vietnam, una delle tante, inedite modalità per provare a sognare un futuro diverso. L’autore è vivo, arrabbiato, si sente parte degli eventi, testimone della brutalità con cui la polizia cerca di sedare la rivolta e del delitto morale che i padri stanno compiendo dall’altra parte dell’oceano.

Oggi che tutto tace, che prima della faccia e del corpo molti giovani preferiscono delegare la propria rabbia a uno status di qualche social network, un libro come Fragole e sangue fa bene allo spirito. Odora di vita. Poco importa che poi tutto sia finito in modo poco nobile per dei rivoluzionari. Prima della resa, si è vissuto. E, agli occhi della contemporaneità vegetale, è una vittoria. Ain’t it amazing all the people I meet/Got a revolution! Got to revolution!