E’ inutile continuare a menarsela con la difesa dell’ambiente, senza adottare misure concrete. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato dall’Agenzia europea dell’Ambiente nel suo ultimo rapporto, che porta un titolo senza dubbio utopistico almeno per lo stato attuale delle cose: “Verso una mobilità pulita e intelligente”.

“Pulita” significa sostenibile. Il che, applicato alla mobilità, vuol dire più o meno fare sforzi ora per goderne i benefici nel medio e lungo termine. Sforzi drastici, visto che il comparto dei trasporti continuerà a mettere sotto pressione la qualità dell’aria che respiriamo con inquinamento acustico e atmosferico, per non parlare dell’endemico problema traffico.

Le stime della Commissione Europea non sono certo d’aiuto: da qui al 2050 il trasporto passeggeri crescerà del 40%, e in particolare sarà il settore aereo a conoscere l’incremento più sostanzioso (+58%). Il che, alla luce delle blande politiche ambientali attuali, farà sì che le emissioni di gas a effetto serra aumenteranno del 15% tra il 2030 e il 2050, rispetto ai livelli rilevati nel 1990. Il che fa sorridere, visto che l’obiettivo sbandierato proprio per il 2050 era (ed è tuttora) una loro riduzione del 60%.

“Intelligente”, dovrebbe essere il modo di affrontare il problema. Il rapporto tiene in considerazione l’effetto benefico (per ora più che altro potenziale o relativamente modesto) di soluzioni come le auto elettriche, la mobilità condivisa o i servizi di mobilità on-demand. Il problema, semmai, è che i timidi segnali positivi lanciati vengono fagocitati dalla sempre più pressante domanda di trasporto, che come detto aumenta incessantemente.

Soluzioni possibili? Non si scopre certo l’acqua calda dicendo che la tecnologia ha e avrà un ruolo di primo piano nella battaglia per un’aria più pulita: l’efficienza di motori e caburanti di auto, navi ed aerei va migliorata, e bisogna creare le condizioni affinchè le auto elettriche (con pieno di energia ottenuto da fonti rinnovabili) trovino un impiego sempre più capillare. Senza dimenticare che anche il proprio stile di vita incide sull’aria che si respira: pensiamoci, prima di prendere la macchina anche quando non serve.