“Nelle vaccinazioni possono esserci i cosiddetti casi di ‘vaccine failure‘, ovvero di mancata risposta al vaccino”. Come ha detto la pediatra e infettivologa Susanna Esposito, presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Wadid), potrebbe essere questa una spiegazione del nuovo caso di meningite in Toscana. Un bambino di quattro anni, che era stato vaccinato nel 2013, è stato ricoverato in gravi condizioni nel reparto di rianimazione dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze (foto). La prognosi è riservata, il piccolo paziente sta rispondendo alla terapia. Il bambino frequenta una scuola materna di Cascina, nel Pisano, ed è già stata iniziata la profilassi per tutte le persone che sono state più o meno a contatto con lui. È la seconda volta in meno di un mese che viene colpito dal batterio un bambino che era stato vaccinato. Era già successo il 22 novembre scorso, quando sempre all’ospedale Meyer era stato ricoverato un bambino di otto anni. In quel caso però la vaccinazione risaliva al 2009 e aveva comunque mitigato l’aggressività dell’infezione.

L’ospedale pediatrico ha reso noto che è stata confermata dal laboratorio di immunologia la diagnosi di sepsi da meningococco di tipo C. Le condizioni del piccolo, si legge nella nota del Meyer, sono gravi e i medici si sono riservati la prognosi. Era stato ricoverato in un primo momento all’ospedale Cisanello di Pisa. Con l’aggravarsi della situazione i sanitari hanno disposto l’immediato trasferimento con l’elisoccorso a Firenze. “Dalla documentazione risulta che il bimbo era stato vaccinato nel 2013”. è quanto si legge in un comunicato della Asl. L’Igiene e sanità pubblica della stessa Asl Toscana nord-ovest sta contattando tutti coloro che sono entrati in contatto con il bambino, che frequenta la scuola materna il “Panda” di Cascina, per effettuare la profilassi. Tra questi anche i genitori che il 16 dicembre erano nella sala di aspetto della pediatra, la dottoressa Maria Frijia.

“La vaccinazione è assolutamente necessaria“, ha voluto rimarcare Francesco Menichetti, primario del reparto di malattie infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria di Pisa, “tuttavia sarebbe utile che l’assessore regionale alla Sanità, Stefania Saccardi, che ha disposizione tutte le informazioni necessarie, valutasse l’opportunità di avviare una riflessione profonda sull’efficacia di questo vaccino sia esso monovalente o quadrivalente”. Menichetti ha mostrato preoccupazione per quest’ultimo caso di meningite di tipo C su un bambino vaccinato e ha evidenziato “la necessità di “riflettere sull’efficacia di questo vaccino e sviluppare uno studio più approfondito sui portatori sani rinofaringei”. Il primario ricorda quanto sia utile “la campagna vaccinale intensiva, soprattutto tra gli adolescenti, nella fascia d’età 11-20 anni, che attualmente raggiunge il 65% della popolazione regionale. Serve a diffondere la cosiddetta immunità di gregge: per farlo – conclude Menichetti – bisognerebbe raggiungere la quota di almeno il 90% degli adolescenti vaccinati in Toscana“.

L’immunità di gregge è quel principio per il quale se la maggior parte della popolazione è vaccinata, i batteri circolano di meno e quindi sono protetti anche coloro che non sono vaccinati. Il bambino ricoverato al Meyer però doveva essere protetto già “di per sé” in quanto vaccinato nel 2013. “Nelle vaccinazioni possono esserci i cosiddetti casi di ‘vaccine failure‘, ovvero di mancata risposta al vaccino, e rappresentano una percentuale variabile tra 1% e 5% dei vaccinati”, ha spiegato Susanna Esposito, direttore dell’unità di Pediatria ad alta intensità di cura dell’università di Milano. “Proprio per questo è necessario raggiungere elevate coperture vaccinali”, ha chiarito. “Il vaccino contro la meningite C – ha continuato la professoressa Esposito – oggi è raccomandato a livello nazionale in un’unica dose tra uno e 18 anni. Ma nel nuovo Piano vaccinale è previsto un richiamo in adolescenza, dopo circa dieci anni”. Dal punto di vista delle coperture, sottolinea “c’è ancora molto lavoro da fare”. Grazie alla protezione indotta dall’immunità di gregge, ha concluso l’esperta, “si possono proteggere anche quei soggetti che non rispondono ai vaccini o che non possono esser vaccinati”.