E’ evidente che la Raggi deve dimettersi, il M5S non può permettersi di non essere chiaro dopo l’arresto di Raffaele Marra. Non ha altre strade, se non quella di chiedere alla Sindaca di dimettersi, lasciare Roma ad un Commissario straordinario che la conduca a nuove elezioni associate a quelle politiche e magari da tenersi tutte in un election day nel quale si votino referendum contro il Jobs act, Politiche ed Amministrative. E’ altrettanto evidente che la bomba Roma sia scoppiata in un momento delicato, nel quale servono nervi saldi e lucidità.

L’Italia non può permettersi di perdere quel canalizzatore di rabbia civica in canali istituzionali che il M5S rappresenta, ed il caso Roma rischia eliminare nel “sono tutti uguali” questo fondamentale congegno creatosi nella nostra democrazia. Se viene meno questo, l’acqua della rabbia cercherà altri sfoghi e prima o poi li troverà e non è detto che siano democratici. Il momento è davvero drammatico per il Paese. Ed è drammatico che un grande visionario come Grillo, uno che ci ha visto giusto dal 2004, abbia oggi tutta su di se la responsabilità di fare la cosa giusta.

La Raggi non può più restare al suo posto. Non può autosospendersi come Sala, perché Roma non è Milano. I problemi sono tali ed evidenti che rischierebbe di trascinare qualsiasi tentativo di andare avanti in una agonia tremenda per il Movimento che a cascata potrebbe far crollare altre esperienze che fino ad oggi reggono e mostrano che i cittadini possono governare. Ma la Raggi deve lasciare, dimostrando che in quel Movimento chi sbaglia paga, presto, e senza lasciare dubbi.

E’ vero che Marra è stato arrestato per fatti che non riguardano questa Amministrazione, ma la Raggi ha garantito con la sua faccia l’integrità del personaggio. Nei cinquestelle non può esserci una “Boschi” ed è troppo forte il rischio che la Raggi possa essere assimilabile al caso della Sottosegretaria, in quanto a coerenza. Deve lasciare subito ammettendo di aver sbagliato, di essersi lasciata trascinare dalla paura di non avere punti di riferimento tecnici adeguati, ma deve essere decisa ed inequivocabile come lo è stata per il No alle Olimpiadi. Non ci sono altre strade, altre mosse possibili e non è una questione di democrazia interna o meno.

Il problema è la democrazia nel Paese che dopo il 4 dicembre ha alcuni residuali sostegni. Tra questi vi è sicuramente il M5S con la sua credibilità, la reputazione dei suoi attivisti e dirigenti. L’Italia non può permettersi di farne a meno.