È SOLO LA FINE DEL MONDO di Xavier Dolan. Con Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Marion Cotillard. (Francia/Canada, 2016). Durata: 95’ Voto 5/5 (DT)

Il giovane scrittore teatrale Louis torna per un giorno nel paesino natale canadese, immerso in un caldo terribile, dopo ben dodici anni. Ad attenderlo ci sono l’invadente e strabordante madre; la schiva ma tosta sorellina minore Suzanne; il burbero fratello maggiore Antoine; e la gentile cognata Catherine. L’improvviso ritorno di Louis, dettato da un dettaglio che non riveliamo, è letteralmente dirompente sia per il futuro del protagonista che, se venisse mai svelato, per tutti i parenti convenuti. Questi ultimi, immersi nelle loro idiosincrasie e rimossi, scaricano la loro irrequieta non realizzazione personale su Louis, che sta molto peggio di loro. L’incomunicabilità e la distanza tra umani, per Dolan, è ancora una volta questione, più che di silenzi ed abbandoni, di eccessi, violenza fisica, parlarsi senza ascoltarsi. È solo la fine del mondo è quindi cinema centripeto che emana vitalità, forza, pulsione. Close-up estremi, macchina da presa leggermente inclinata, strettissima su visi, occhi, diagonali di sguardi, gocce di sudore sulle nuche. Luce calda, bollente che si scioglie e fonde con la performance invasata e inarrestabile di cinque impressionanti attori. Climax srotolato e perenne dal primo all’ultimo minuto di film senza mai raggiungere un vero e proprio apice. Ragionamento, infine, sul tempo che passa, sulla vita che deve essere e non può essere sprecata, riassunta con un paio di inquadrature di un orologio a cucù che improvvisamente si anima e scalcia la staticità del reale. Dolan fa tutto: scrive, gira (in pellicola), monta, concepisce i costumi di scena, produce, si occupa personalmente delle scelte musicali e dei sottotitoli inglesi. Un capolavoro imperdibile per occhi e anima.