Un altro rinvio, questa volta di tre mesi (da dicembre al 3 marzo), per arrivare al closing che dovrebbe portare il Milan in mani cinesi. La notizia, nell’aria da giorni, è diventata ufficiale nel corso della mattinata grazie a una nota diffusa da Fininvest e Sino-Europe Sports, il veicolo attraverso il quale diversi investitori cinesi dovrebbero diventare proprietari del club rossonero. Già, ma chi sono? Perché nell’allontanare la chiusura della trattativa, non vengono ancora una volta svelati ufficialmente i nomi degli imprenditori impegnati nell’acquisizione. Nel frattempo, però, entro il 12 dicembre Sino-Europe Sports accrediterà “a Fininvest un’ulteriore caparra di 100 milioni di euro – si legge nella nota congiunta –  dopo i 100 milioni di euro già versati alla firma del contratto di compravendita”. Fino a questo momento, quindi, la holding della famiglia Berlusconi ha intascato 200 milioni di euro, che resteranno in pancia se la cessione non dovesse concretizzarsi per volere di Sino-Europe Sports.

Altri 100 milioni  a garanzia – Alla base del nuovo rinvio voluto dai cinesi, secondo le ricostruzioni di stampa, ci sarebbe la difficoltà di far uscire i capitali dalla Cina. Il che pone subito una domanda: perché i soldi per l’acquisto definitivo del 99,93% del Milan non ottengono l’ok di Pechino, mentre per ben due volte una caparra da 100 milioni ha avuto il lasciapassare delle autorità? Una roba da spy story. Così come quella legata a chi effettivamente partecipi al fondo di private equity, i cui nomi sono più volte cambiati nel corso dei mesi, sempre secondo ipotesi di stampa. È certo che nel contratto preliminare fissato lo scorso 5 agosto a Villa Certosache impegnava al versamento di 430 milioni entro dicembre – c’erano condizioni sospensive legate alle autorizzazioni della Cina e dell’Italia. Fininvest e Sino Europe si sono sempre dette tranquille, ma arrivati al dunque i soldi non ci sono. Almeno non tutti. Perché nei prossimi giorni altri 100 milioni entreranno nelle casse della holding berlusconiana come garanzia per ottenere il rinvio alla cessione definitiva. Un ritardo che pone due interrogativi, sempre che non si tratti di problemi burocratici del governo cinese (ma, ripetiamo, perché le caparre non hanno problemi ad arrivare sui conti di Fininvest?).

La consistenza degli investitori – Il primo, dunque, è legato alla effettiva consistenza degli investitori. Hanno difficoltà nel reperire i capitali necessari? Se così fosse, non sarebbe un buon abbrivio per la nuova avventura nel Milan. Un anno fa, Berlusconi decise di tenersi la società perché non convinto da Bee Taechaubol, un’altra telenovela andata avanti per diversi mesi e chiusasi più o meno in contemporanea con l’esplodere dell’inchiesta della Procura di Milano sui diritti tv, nata durante un’indagine sul fiscalista Baroni, advisor dello stesso Mr Bee. Gli asiatici si sono impegnati a investire 100 milioni nel calciomercato per rilanciare il club in campo europeo: non riuscire a mettere insieme quanto necessario all’acquisto, in oltre sei mesi di tempo, potrebbe essere un segnale per Berlusconi. Nel frattempo, il rinvio provoca – almeno di passi indietro, che sarebbero auspicabili e tranquillizzanti – anche un ritardo nel disvelamento degli investitori. I nomi finora circolati sono sempre arrivati quasi esclusivamente tramite la ricostruzione dei mass media.

Chi sta comprando il Milan? – L’unico messo nero su bianco da Fininvest è quello del manager Yonghong Li, di cui internet fornisce scarne informazioni alcune delle quali riportano ai Panama Papers, sempre che non si tratti di un caso di omonimia. Ci sarebbero poi, ma il condizionale è d’obbligo, il colosso assicurativo Ping An e Haixia Capital, che sarebbe il ‘braccio’ del governo – lo stesso che però non concede le autorizzazioni – nella compravendita. Un controsenso in termini. In tutto questo, Marco Fassone, ex manager dell’Inter e ‘uomo dei cinesi’, è recentemente volato in Cina per riportare in Italia garanzia sul versamento dei 430 milioni, che avrebbero dovuto essere inviati in Europa il 21 novembre. Chi c’è dunque dietro il Milan? Al momento non lo sa nessuno, vince la riservatezza chiesta dai cinesi. Oltre a un’inchiesta sul campo de La Gazzetta dello Sport, la domanda se l’è posta anche il consigliere comunale David Gentili, presidente della commissione Antimafia del comune di Milano, che prima del derby ha suonato il campanello d’allarme a margine di un convegno sul tema del riciclaggio di denaro: “Abbiamo una situazione particolare ed emblematica per il contrasto al riciclaggio e la possibilità che strutture opache agiscano a Milano”, era stato il suo monito. In realtà, se la trattativa andrà a buon fine, i nomi dovranno conoscersi per forza e saranno vagliati anche dalla Figc. Il vero problema si pone se i continui rinvii dovessero portare a una rottura della trattativa. In quel caso, almeno 200 milioni saranno arrivati in Italia. Il rischio concreto è di non sapere mai chi li ha realmente versati.