Mentre si costruiscono muri, non solo materiali ma prima di tutto mentali, il perno di San Nicola che messaggio può dare a questa Europa alla deriva? Il Santo di Myra, venerato dalla città di Bari, ha fatto da cornice ad un evento altamente simbolico: una chiesa cittadina, il Sacro Cuore, è stata donata da mons. Francesco Cacucci ai greci ortodossi che vivono nel capoluogo pugliese. Un gesto dai mille valori prismatici, carico di fili che uniscono punti e rapporti, come dimostra la presenza alla cerimonia del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, e di mons. Kevin Farrell da poco nominato da Papa Francesco Prefetto del nuovo dicastero “Famiglia, vita, laici” oltre al vero regista dell’operazione: il Metropolita di Venezia Gennadios Zervos.

Bartolomeo di fatto ha ricambiato la visita che Papa Francesco ha fatto nell’isola di Lesbo, atollo martoriato dal dramma dei migranti e lo ha fatto in un giorno speciale. San Nicola non è solo il patrono di Bari, ma presenza fissa in moltissime chiese di tutto il mondo, venerato dai russi e dai greci, dagli armeni e dagli orientali che ne hanno fatto un idolo di dialogo e convivenza. Pare che sia secondo solo alla Vergine per devozione. Un Santo che è venuto dal mare, le cui ossa sono state traslate da un pugno di marinai baresi millenni fa e che oggi sta avvicinando volti e popoli divisi dalla politica e dagli interessi, dalle contrapposizioni e dai rigurgiti egoistici.

E’un momento complicatissimo per il Vecchio Continente. Elezioni nei principali Paesi (Italia, Francia, Germania e molto probabilmente Grecia), il macro punto interrogativo rappresentato da Donald Trump con l’unica certezza del vuoto di potere che si sta creando in Europa da dove di fatto Washington ritira navi e soldi, per spostarli nel versante Pacifico/Asiatico. Parafrasando Mao Tse-tung, si potrebbe dire: “Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole”.

La personalità storica di San Nicola riporta non soltanto la sua fermezza nella fede ma una spasmodica propensione al dialogo. Lo scrive il massimo scrittore bizantino, Andrea di Creta, nell’encomio di S. Nicola, del 726. Raccontando la conversione del vescovo Teognide, Andrea osserva che Nicola nonostante fosse turbato dalla contrapposizione fra ariani e fede, puntò tutto sul dialogo. E disse: “Vieni, riconciliamoci, o fratello, prima che il sole tramonti sulla nostra ira” (Andrea di Creta, Encomium S. Nicolai, cap. VII).

Ecco il vero spirito dell’ecumenismo: amore per la verità ed amore per chi la pensa diversamente in tema di fede, ma il jolly da pescare è che lo stesso formato si può applicare anche ad altri argomenti. Le parole che San Nicola aveva detto al vescovo ariano con cui si era scontrato sono lì scolpite nella storia: “Incontriamoci fratello. Questo giorno non tramonti con la nostra ira”. Non sarà una panacea per tutti i mali, ma sicuramente un buon inizio.

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