Mercoledì 9 novembre 2016, pomeriggio: sono invitata all’assemblea di costituzione del Comitato per il No al referendum dell’Università di Tor Vergata. Fortunatamente mi vesto in modo pesante perché il Rettore – firmatario di un appello per il Sì non come privato cittadino, ma impegnando la propria carica istituzionale – non ha concesso nell’occasione alcuna aula e dobbiamo parlare in un cortile interno, dove la temperatura al calar del sole si fa rapidamente rigida, senza però scoraggiare i presenti che danno vita a una discussione serena e vivace.

È di qualche giorno fa la lezione in corridoio del giudice Ferdinando Imposimato, a cui è stato vietato di incontrare gli studenti nelle aule dell’Università di Roma 3.

Siamo di fronte a atteggiamenti inammissibilmente antidemocratici, in cui la direzione di Tor Vergata sembra essere pervicacemente recidiva, perché ha boicottato anche l’incontro “Verso il referendum sulla riforma costituzionale – Perché No? Costituzione, pluralismo, dissenso”, previsto per oggi, 30 novembre. In questo caso non solo non è stato autorizzato l’utilizzo di alcun locale che doveva essere preventivamente richiesto, ma addirittura, secondo quanto riferiscono gli organizzatori, gli agenti della vigilanza hanno staccato tutte le locandine (circa 80) affisse negli spazi regolamentari delle bacheche della facoltà.

Siamo con ogni evidenza di fronte a un comportamento intenzionalmente intimidatorio, giustificato con un’interpretazione capziosa e strumentale della par condicio che ostacola la libertà di espressione (mancava un ospite schierato per il Sì al referendum) e vuole scoraggiare la partecipazione e il confronto. Ed è per di più messo in atto da chi è in una posizione tutt’altro che neutrale e super partes, considerato il fatto che si è pubblicamente schierato per l’approvazione della riforma Boschi.

Il Comitato per il No di Tor Vergata ha ribadito la propria ferma intenzione di tenere comunque il dibattito, a cui ha invitato chiunque voglia difendere le ragioni del Sì, Rettore compreso. Il suo comunicato stampa denuncia una pretestuosa azione pervicacemente discriminatoria, in contrasto con i principi costituzionali fondamentali: “In questo passaggio che profondamente condizionerà il futuro del Paese, ci saremmo aspettati una Università disposta a promuovere ogni tipo di iniziativa informativa sulla Riforma Costituzionale in discussione, tanto quelle provenienti dal fronte del NO quanto quelle provenienti dal fronte del Sì. Abbiamo invece trovato un inspiegabile ed autoritario rifiuto, in palese contrasto con l’articolo 17 della nostra Costituzione (“Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”)”.