“Vi piace Renzi non vi piace Renzi a me non me ne fotte un c… Abbiamo fatto una chiacchierata con Renzi. Gli abbiamo chiesto 270 milioni di euro per Bagnoli e ce li ha dati. Altri 50 e ce li ha dati. Mezzo miliardo per la Terra dei fuochi e ha detto sì… Abbiamo promesse di finanziamenti per Caserta, Pompei, Ercolano, Paestum. Sono arrivati fiumi di soldi: 2 miliardi e 700 milioni per il Patto per la Campania, altri 308 per Napoli… Ancora 600 milioni per Napoli. Che dobbiamo chiedere di più?”.

Il De Luca che ha arringato qualche giorno i “suoi sindaci” in un Hotel di Napoli rischia di mettere a disagio perfino Maurizio Crozza, suo apprezzato imitatore. Nessun disagio invece per il presidente del Consiglio Matteo Renzi che continua il suo tour. Il governatore della Campania in una riunione che pensava segreta e soprattutto al riparo da occhi e orecchie indiscreti ha vuotato il sacco. Bisogna raccogliere consensi per il Sì, ad ogni costo. In ogni materia. Il referendum sulla riforma costituzionale non è un appuntamento. E’, per De Luca la Regione Campania, l’appuntamento principe.

Proprio per questo, la partita va giocata senza esclusione di colpi. Senza regole. Mentre in tv si cerca di argomentare, in occasione degli incontri pubblici si prova a spiegare, anche se in maniera strumentale, ci sono quelli che organizzano le truppe cammellate. “Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come c… vuoi tu”, dice De Luca, con toni decisi, riferendosi a Franco Alfieri, sindaco di Agropoli.

A lui il compito “di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila su 8mila”. Ai parlamentari il fioretto, quando ne sono capaci, a De Luca e ad altri che del governatore campano sono omologhi in quanto a modalità utilizzate per convincere, la clava. Il Renzi double-face che demonizza la vecchia politica ma che se ne serve, non ama perdere. Per questo motivo gioca partite tutte sue. Proprio come in questo caso. Ora è chiaro come arriveranno i voti dalla Campania. “Una frittura di pesce”, oppure un giro “sulle barche, sugli yacht” alla gente per votare Sì e cambiare la Costituzione.

Milioni di euro alla politica locale. Ben inteso, nessun scandalo in questo se in mezzo non ci fosse una consultazione elettorale. Quei soldi dovrebbero servire per bonifiche, per opere da completare, persino per musei e aree archeologiche. Ma quel che non va bene sono le modalità. In Campania si è promesso, evidentemente per ricevere. Il dubbio che sia stato fatto altrettanto anche nelle altre regioni del Sud che rientrano nel “patto”, viene. Se non altro per la Sicilia, per la quale tanto si spende il presidente del Consiglio. Qualcuno davvero si stupirebbe di sapere che, nel regno del governatore Crocetta, i 267.275.503 euro per Turismo e cultura, dei quali 166.275.503 per interventi su siti culturali e archeologici, e i 2.521.303.916 euro per dissesto idrogeologico e territorio, nascondano, in fondo, niente altro che arancini e panelle oppure un piatto di pasta con le sarde?

Il do ut des della Campania ha il potere di inquinare ulteriormente un referendum che sfortunatamente sembra appassionare e coinvolgere più i due opposti schieramenti che il Paese, nella sua interezza. Il punto non è più neppure l’opaco comportamento di De Luca oppure l’endorsement per il Sì di Crocetta. Il punto è un altro. E’ che la Costituzione possa essere mutata, stravolta, in nome di una frittura e di una gita in barca oppure di un piatto di pastacon le sarde. Questo fa un po’ tristezza, molta rabbia.