Sembra avere poca simpatia per le favole delle startup tecnologiche e per l’evoluzione industriale che ha messo le macchine al posto delle persone nelle fabbriche. E forse ha pescato voti anche nel vasto bacino di chi ha perso il lavoro per lo spietato processo di modernizzazione di un Paese che – come ogni altro angolo del mondo – soffre una crisi occupazionale senza precedenti.

E allora cosa succederà sul campo della cyber security se chi è al timone degli Stati Uniti predilige l’economia reale, non si entusiasma dinanzi a una app come fa qualche Premier europeo, ha un atteggiamento old style nei riguardi di larga parte dello scenario che si profila all’orizzonte?

Una premessa. Persino i governanti appassionati di selfie e inebriati dallo sbarco dei colossi hi-tech che promettono assunzioni di centinaia di giovani sul fronte della difesa cibernetica hanno fatto poco o nulla (“La seconda che hai detto” esclamerebbe “Quelo” del mitico Corrado Guzzanti).

Veniamo all’etichettato come il “meno smart” tra gli eletti alla Casa Bianca che, dopo aver sbalordito il mondo con il suo inatteso trionfo, potrebbe riservare qualche sorpresa anche in questa materia. La sua visione in proposito è da tempo presentata online in una pagina web preceduta (oggi) dal ringraziamento a chi lo ha supportato e da un filtro captcha che – per evitare accessi o traffico automatizzato – chiede all’utente di dimostrare di non essere un programma-robot e di riconoscere alcune tra le immagini proposte per questo check.

Il primo obiettivo di Trump è quello di disporre immediatamente la rilevazione delle vulnerabilità, la revisione del sistema di difesa cibernetico, l’approfondimento delle problematiche relative alle infrastrutture critiche. A doversi cimentare su questo fronte sarà il Cyber Review Team, composto da specialisti provenienti dalle Forze Armate, dal mondo investigativo del cosiddetto law enforcement e dall’universo privato dell’industria e della consulenza.

Questo gruppo selezionato avrà il compito prioritario di fornire specifiche raccomandazioni per offrire il più elevato livello di salvaguardia delle differenti entità che costituiscono il potenziale bersaglio di un attacco digitale. Le prescrizioni dovranno essere accompagnate dall’indicazione delle eccellenze tecnologiche opportunamente adattate in modo sartoriale per le diverse tipologie di rischio. La dinamica prevede il regolare coinvolgimento delle varie Agenzie federali e dei Dipartimenti.

Al Cyber Review Team competerà anche la dettagliatissima definizione di regole e protocolli, nonché il varo di un piano di sensibilizzazione e di formazione per tutti i dipendenti pubblici: lo scopo è quello di elevare con estrema rapidità il grado di consapevolezza del pericolo e di mettere a disposizione le conoscenze necessarie per contribuire a fronteggiare il sempre mutevole panorama di insidie e un eventuale attacco cyber.

Sotto il profilo strategico, il Dipartimento della Giustizia (quello dal quale dipende l’Fbi) dovrà occuparsi del coordinamento tra le diverse articolazioni federali, statali e locali di Polizia. Appositi gruppi di lavoro cercheranno di creare le dovute sinergie e di superare rivalità e attriti che tradizionalmente – anche dalle nostre parti – deteriorano efficienza ed efficacia di uno sforzo comune.

Per quanto concerne gli aspetti militari, la prima mossa prevista (o almeno promessa) è l’incarico al Segretario alla Difesa e al Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate di provvedere al potenziamento dello US Cyber Command con una ben determinata missione: acquisire la massima capacità operativa sia offensiva sia difensiva.

Questo ultimo punto è chiarito dalla medesima Trump-opinione in merito: occorre sviluppare una potenza cibernetica offensiva tale da riverberare una significativa deterrenza nei confronti di chi mai – Stato, organizzazione terroristica, multinazionale in competizione economica – abbia idea di aggredire telematicamente gli Stati Uniti. E a questo proposito Donald Trump non ha dubbi: l’America deve essere in grado, “se necessario, di rispondere appropriatamente”.