Per Chiara Appendino, la Giovanna d’Arco che ha preso il posto di Piero Fassino, che così la chiamò, è una brutta sconfitta. Il Comune di Torino non potrà ottenere dalla Smat, società delle reti idriche della provincia, quei cinque milioni di euro necessari a sanare gli squilibri scoperti a luglio dopo l’insediamento della nuova amministrazione a Cinque stelle. La sera del 28 ottobre l’assemblea della società ha rigettato la richiesta straordinaria di sbloccare il 20 per cento di utili accantonati dalla società per poter dividerli tra i soci e ripianare i buchi, una richiesta bocciata da alcune amministrazioni locali e dai comitati per l’acqua pubblica: “Qualche amministratore sta usando Smat per la sua personale battaglia politica”, ha twittato la sindaca venerdì sera.

A luglio Appendino aveva dato seguito a un’idea del suo predecessore Piero Fassino: l’ex sindaco aveva messo nel bilancio l’ingresso di otto milioni di euro provenienti da Smat, dei quali due milioni provenienti dalle vendite delle quote detenute dalla Fct, finanziaria della città, e gli altri sei dal dividendo ottenuto dall’80 per cento degli utili realizzati da Smat nel 2015 (l’altro 20 per cento sarebbe stato accantonato dalla società). Tuttavia col dividendo sarebbero arrivati soltanto quattro milioni, lasciando uno squilibrio nel bilancio, ragione per cui Appendino ha chiesto di sbloccare anche il fondo accantonato.

La sua richiesta però non è piaciuta ai rappresentanti dei 77 Comuni soci della Smat, contrari allo sblocco, mentre quattro si sono astenuti e trenta hanno dato il loro via libera. Una sconfitta schiacciante, su più fronti. Hanno votato contro alcune amministrazioni vicine al Movimento 5 stelle come Avigliana e Rivalta, dove è stato assessore l’attuale vicesindaco torinese Guido Montanari, mentre a favore c’erano alcune targate Pd, come quella di Grugliasco col sindaco Roberto Montà: “Non è una questione partitica – spiega lui -. Ho votato secondo scienza e coscienza”.

Per Diego Sarno, assessore a Nichelino e dissidente estromesso dal Pd, sono molti i punti critici: “Innanzitutto, ci saremmo aspettati che da un’esponente del M5S ci fosse più coerenza sulla gestione delle società idriche – premette – Poi ci saremmo aspettati un altro approccio. I Comuni si sono arrabbiati, avrebbe dovuto consultarli prima di fare questa richiesta. La richiesta è lecita, ma poteva richiedere il dividendo degli utili soltanto per opere che riguardino l’acqua o l’ambiente, non per ragioni di bilancio”.

Appendino aveva cercato di risolvere almeno una di queste criticità mediando con alcuni sindaci. Per questo aveva fatto proporre dai consiglieri del M5S una mozione con cui avrebbe eliminato dalla richiesta alla Smat il riferimento all’utilizzo delle somme per il “mantenimento degli equilibri finanziari”. Quella mozione, inoltre, avrebbe impegnato la sindaca a cooperare di più con le amministrazione vicine. Su questa base, poi, la grillina ha cercato il sostegno di altri sindaci, ma soltanto trenta le hanno dato ragione.

La bocciatura di venerdì sera apre parecchi fronti. Da una parte segna due scollature: quella tra i comitati per l’acqua pubblica e la principale esponente del M5S e soprattutto quella dei piccoli comuni contro il capoluogo, fondamentale nell’ottica dell’amministrazione della Città metropolitana. C’è poi una questione più pratica. Adesso l’assessore al Bilancio Sergio Rolando e i funzionari del Comune dovranno cercare un altro modo per ripianare uno dei buchi di bilancio lasciato in eredità da Fassino.

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