Sugli ultimi terremoti in Italia centrale si sono dette tante cose. Così, ho chiesto un commento al collega geologo (e amico) Aldo Piombino, autore fra le altre cose del libro interessantissimo “Il Meteorite e il Vulcano, come si estinsero i Dinosauri”. Ecco qua il suo testo.

di Aldo Piombino

La “coda” del terremoto di Amatrice mostra il normale trend di diminuzione nell’intensità massima e nella frequenza come in tutte le sequenze sismiche iniziate a partire da una forte scossa principale. È noto in sismologia che questo trend possa essere interrotto da qualche replica più forte. Inoltre è stato detto da parecchi sismologi che dopo il 24 agosto c’è una maggiore possibilità di avere scosse di un certo livello nell’Appennino centrale, anche lungo faglie diverse da quella del Monte Vettore: lo dimostra la storia sismica dell’area, su cui abbiamo per fortuna una buona documentazione per le ultime centinaia di anni, grazie alla quale si possono ricavare con una discreta approssimazione localizzazione e magnitudo dei sismi principali che l’hanno investita.

Le grandi scosse del 26 ottobre non sono giunte quindi inaspettate. Il problema è che, almeno per il momento, non è dato sapere né quando né dove una cosa simile sarebbe successa: infatti prevedere un terremoto significherebbe specificare quando, con che meccanismo e con che intensità si scatenerà lungo una determinata faglia un terremoto. È una cosa che, al di là di quello che possa pensare qualcuno, non è possibile fare oggi. Certo, c’è chi dice di essere in grado di farlo (spesso facendo previsioni “a posteriori”), ma non fa parte della comunità scientifica e si può considerare come minimo un visionario (e non vado oltre…). Il problema è che a questi visionari qualcuno crede davvero.

Un altro mito da sfatare è che ci sia la formazione di “nuove” faglie: i terremoti principali avvengono tutti lungo faglie già esistenti, ben documentate e inventariate nei cataloghi delle sorgenti sismiche. Anche la faglia del Monte Vettore era ampiamente conosciuta in bibliografia scientifica e nei database, oltreché ben visibile nelle immagini satellitari. Comunque il 26 ottobre non si è messa in movimento un’altra faglia, bensì il settore della faglia del Monte Vettore immediatamente a nord di quello che si è mosso ad agosto.

Tengo inoltre a precisare che non è il terremoto a fare vittime e danni, che sono invece conseguenza della cattiva edilizia: edifici costruiti male oppure in zone a rischio, dove per zone a rischio in caso di terremoto si intendono zone in cui a causa del sisma si possono verificare frane che colpiscono le strutture o zone in cui, per la loro costituzione geologica, si hanno amplificazione delle onde sismiche o liquefazione del terreno.

Che cosa succederà in futuro? Con queste premesse sarà chiaro che non si sa se (tantomeno dove) nell’Appennino centrale ci saranno nuove scosse importanti. Quanto alla frequenza dei terremoti nel nostro Paese, usando i dati del catalogo parametrico dei terremoti italiani dell’Ingv, si scopre che:
– I 50 anni fra il 1870 e il 1920 sono stati caratterizzati da una attività sismica particolarmente intensa: 32 eventi con M uguale o superiore a 5.5 (uno ogni anno e mezzo circa). La crisi si concluse con gli eventi dell’alta Toscana della seconda metà degli anni 10.
– Dopodiché, tra il 1920 e il 1961, ci sono state diverse decine di anni piuttosto tranquilli: in 41 anni dal 1921 al 1961 10 eventi hanno interessato l’italia, uno ogni 4 anni e sostanzialmente senza fare
troppi danno
– Fra il 1962 e il 1984 abbiamo avuto un particolare addensamento sismico (10 eventi in 22 anni, uno ogni 2 anni) con eventi quali Belice, Friuli e Irpinia che hanno davvero lasciato il segno.
– Tra il 1985 e il 2009 in circa 25 anni abbiamo avuto – come eventi importanti – solo la sequenza di Colfiorito.

Per quanto riguarda gli ultimi anni siamo a nove eventi in 20 anni e, in particolare tre zone importanti sono state investite negli ultimi sette, con altre scosse di un certo livello in Toscana. E dal 1915 si rileva una pressoché totale assenza di eventi importanti al sud se si eccettuano i tre episodi che hanno riguardato l’Irpinia. In sostanza, non si rileva niente di anomalo nei recenti eventi che fanno parte della normale storia sismica di un paese come l’Italia.