Nessun ottimismo, nemmeno quello di circostanza. L’aria che tira intorno al Monte dei Paschi di Siena non è delle migliori nemmeno dalle parti degli advisor. Non nasconde la preoccupazione Mediobanca che, assieme a Jp Morgan, assiste l’istituto senese in questo difficile frangente. “E’ molto importante, non solo per Mediobanca, dare un contributo alla soluzione del problema di Mps, che è una banca di rilevanza sistemica – ha detto Alberto Nagel, amministratore delegato dell’istituto di Piazzetta Cuccia, rispondendo alle domande degli azionisti -. Una situazione di incertezza relativa alla terza banca italiana provoca un problema che è un multiplo di quello che abbiamo visto a novembre quando è stato effettuato il salvataggio delle quattro banche. E’ un’alternativa molto brutta, in cui dobbiamo fare tutto il possibile per non trovarci”. Una constatazione quasi banale se non fosse che a farla è proprio Mediobanca che di Mps è appunto advisor e con la quale, come ha ricordato lo stesso Nagel, vi sono “moltissimi anni di proficui rapporti e Compass (gruppo Mediobanca, ndr) è anche il partner del credito al consumo di Mps”.

Ma agli azionisti l’amministratore delegato ribadisce sia l’impegno, sia le difficoltà della situazione: “Da questo punto di vista – dice – c’è un grosso impegno da parte nostra nel seguire questo programma di ricapitalizzazione che è molto difficile” in questo contesto di mercato. “Ci troviamo con il vento contro”, sintetizza Nagel che mette le mani avanti: “Ci vuole anche un mercato positivo, non dipende tutto dal cda e dagli advisor”. Advisor che – nonostante le difficoltà, comprese quelle che stanno investendo il fondo Atlante – non hanno però nessuna intenzione di rivedere il piano.

Lo dice chiaramente il numero uno di Mediobanca rispondendo alla domanda di un azionista che chiedeva lumi sulla proposta di salvataggio avanzata dall’ex ministro Corrado Passera: “E’ sicuramente benvenuto qualsiasi contributo di equity all’interno del canovaccio che è stato condiviso con le authority”, ha chiosato Nagel. Ma viene da chiedersi per quale ragione di fronte a difficoltà acclarate (Jp Morgan e Mediobanca non hanno trovato alcun investitore disposto a partecipare alla ricapitalizzazione di Siena con risorse importanti e la banca rischia di finire in risoluzione), le authority, il governo – che attraverso il Tesoro è anche il primo azionista di Siena – e gli stessi advisor non approfondiscano la praticabilità di altre strade e lascino invece passare altro tempo.

L’unica risposta logica è che – nonostante tutte le smentite dei mesi scorsi – sia già stata decisa la nazionalizzazione della banca nel caso in cui, com’è probabile, il “piano A” dovesse fallire. Questo spiegherebbe molte cose, compreso il mettere le mani avanti di Nagel (“serve anche un mercato positivo”) e il suo spiegare agli azionisti di Mediobanca che la commissione chiesta per la ricapitalizzazione del Montepaschi non solo “si colloca ben al di sotto di tutte le commissioni pagate a Mediobanca per altre operazioni di questo tipo”, ma anche che vi è la “clausola success, ovvero la banca non incasserebbe nulla se (l’operazione) non andasse a buon fine”. Sarebbe dura, infatti, far mandare giù ai contribuenti che con i loro soldi si pagano laute commissioni agli advisor per un’operazione fallita in partenza. C’è da augurarsi, però, che un esito di questo tipo (la nazionalizzazione della banca senese) sia stato già discusso e concordato in anticipo con Francoforte (Bce) e Bruxelles (Commissione Ue), perché il rischio più concreto è quello di arrivare al punto di non poter fare nulla a causa dei veti e di essere quindi costretti a mettere in risoluzione la banca con le catastrofiche conseguenze del caso.