Altro che ExoMars e Schiaparelli, i prodigi aerospaziali italiani si schiantano anche da soli, senza neppure decollare per Marte. In queste ore tiene banco un’esplosione al Centro Italiano per le Ricerche Aerospaziali (Cira), ente pubblico-privato partecipato dallo Stato per l’attuazione del programma di ricerca nel settore aerospaziale che sta in quel di Capua, in provincia di Caserta, dal 1984 e occupa 370 persone. Ma non è roba di ingegneri, elettronica e razzi: è un gigantesco scontro al vertice dell’ente che chiama in causa il suo presidente, il socio pubblico rappresentato dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), il Ministero dell’Istruzione che vigila sul Cira al quale trasferisce fondi. E presto potrebbe finire sul tavolo del ministro Giannini in persona, per conoscenza al Premier Renzi, e della Commissione Antimafia insieme una richiesta di promuovere un’indagine indipendente su quanto sta accadendo.

La chiede Luigi Carrino (nella foto con gli astronauti Cristoforetti  e Shkaplerov), il presidente al centro della vicenda revocato repentinamente per decisione dell’azionista pubblico con gravi accuse. E’ stata l’Asi a staccargli la spina “in accordo con gli altri soci del Consorzio area sviluppo industriale Caserta e il Cnr”, precisa l’agenzia spaziale. La missiva di revoca “per giusta causa”, a firma del presidente Roberto Battiston, gli imputa una serie di gravi irregolarità sul fronte gestionale, di danno ambientale e “sottrazione di materiali di proprietà pubblica di valore ingente” già notificate a più riprese alla Procura della Repubblica nei mesi di luglio e settembre, nonché un conflitto di interessi irrisolto per via del suo concomitante incarico come presidente del Distretto Aerospaziale della Campania (DAC). Insomma, ce n’è per mandare Carrino sulla Luna. Ma la faccenda è più ingarbugliata.

Perché lui, professore alla Federico II di Napoli con molti incarichi in ambito scientifico, non ha alcuna intenzione di farsi da parte e alla notizia della sua revoca punta la contraerei e spara, denunciando chi gli ha dato il benservito. Perché? Perché, sostiene, è stato lui stesso con il cda al seguito ad aver segnalato per primo alla stessa Procura (Santa Maria Capua Vetere) gravi illeciti nella gestione di appalti fino all’infiltrazione sospetta di imprese locali, vicende di imperizia amministrativa con ipotesi di danno erariale che si mischiano a presunti tentativi di interferenza nei subappalti. Come quello sulla manutenzione degli impianti da 2,5 milioni di euro. Tutte vicende di cui Cda e Collegio sindacale erano informati e di cui anche gli azionisti sapevano. Quelle stesse relazioni, firmate dai responsabili della trasparenza e dall’organismo interno di vigilanza, sarebbero state trasmesse anche al ministro Giannini e alla Presidenza del Consiglio. Senza ottenere risposta, dice Carrino.

Ieri ha anche incontrato i giornalisti locali all’Unione Industriali di Napoli per spiegare cosa stesse succedendo, certo di poter ancora ribaltare la situazione a suo favore dimostrando che l’Asi ha interferito illegittimamente su un Cda nel pieno delle sue funzioni. Da un punto di vista tecnico-formale – ha spiegato – essendo la mia nomina approvata in sede assembleare, è stato ritenuto  che anche la revoca debba essere fatta nella stessa sede; questo solo da un punto di vista formale.  Da un punto di vista sostanziale, benché da me richiesto, non sono state chiarite le motivazioni, enunciate solo genericamente”. Per questo ha anche querelato l’Asi per diffamazione a mezzo stampa “al fine di difendere la mia onorabilità e professionalità ho dato mandato al mio legale di presentare querela per diffamazione a mezzo stampa nei confronti dell’Agenzia Spaziale Italiana”. Venerdì è in programma il cda e non si sa come finirà, se coi carabinieri alla porta o con pile di carte bollate o i lanciarazzi in mano. Quel che è certo, al momento, è che il centro d’eccellenza nelle ricerche aerospaziali italiane sta andando a schiantarsi. Senza essersi mai staccato dalla base.